30 Settembre 2016

Quanti nomi per dire “zucchero”!

In questo post..

Non basta dire zucchero: sulle etichette dei prodotti in vendita a volte la presenza di zucchero è indicata con i nomi specifici degli zuccheri contenuti o aggiunti all’alimento e non è sempre facile riuscire a riconoscerli.

 

C’è il saccarosio, composto da glucosio + fruttosio; il glucosio, lo zucchero più diffuso in natura; il fruttosio, contenuto nella frutta; il lattosio, lo zucchero del latte, e poi destrosio, maltosio, e molti altri ancora… Sono solo alcuni dei nomi che si nascondono dietro quello che comunemente viene definito semplicemente “zucchero”, ma che in realtà, almeno dal punto di vista chimico, può assumere forme differenti.

L’etichetta parla chiaro1

Non serve però una laurea in chimica per essere consumatori consapevoli. Basta ricordare, quando si fa la spesa, che tutte le scritte presenti in etichetta relative al contenuto di particolari nutrienti (inclusi gli zuccheri) hanno un significato preciso che è importante conoscere se si vuole tenere sotto controllo il contenuto di zuccheri nella propria alimentazione. Ecco tradotte in numeri alcune di queste scritte relative allo zucchero contenuto nei prodotti, come si legge nel documento del Ministero della Salute dedicato alle etichette.

  • A basso contenuto di zuccheri: il prodotto contiene non più di 5 g di zuccheri per 100 g per i solidi o 2,5 g di zuccheri per 100 ml per i liquidi.
  • Senza zuccheri: il prodotto contiene non più di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml.
  • Senza zuccheri aggiunti: il prodotto non contiene zuccheri o ogni altro prodotto utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento li contiene naturalmente si deve riportare sull’etichetta: “contiene naturalmente zuccheri”.

Dolci anche senza lo zucchero2,3

Molti prodotti che riportano sulla confezione la scritta “senza zucchero” sono comunque dolci al palato. Come è possibile? È possibile dolcificare senza ricorrere agli zuccheri utilizzando i cosiddetti edulcoranti, ovvero sostanze aggiunte al cibo in sostituzione dello zucchero, sempre e solo dopo l’approvazione all’uso da parte delle autorità competenti dell’Unione Europea. Si tratta di “ingredienti” che vengono aggiunti in dosi davvero minime al cibo poiché hanno un potere dolcificante molto superiore a quello dello zucchero. Quello del ben noto aspartame (presente nei mercati UE dal 1983) è di 150-200 volte superiore a quello dello zucchero, quello della stevia (usata in UE dal 2011) di 200-300 volte, per non parlare del neotame (usato in UE dal 2010) con un potere dolcificante addirittura 7.000-13.000 volte superiore a quello dello zucchero. In etichetta questi dolcificanti sono a volte indicati come additivi con una specifica sigla: E951 per l’aspartame, E960 per la stevia, E961 per il neotame e via di questo passo con un elenco davvero molto lungo. Anche i “polioli” – xilitolo, sorbitolo, mannitolo, eccetera – sono considerati edulcoranti e vengono spesso utilizzati per dolcificare senza aumentare eccessivamente le calorie dato la loro caratteristica di essere a basso contenuto calorico.

Fonti:
1. Ministero della salute. Etichettatura degli alimenti – Cosa dobbiamo sapere. 2015.
2. EUFIC – Gli edulcoranti ­ Più alternative per una vita più dolce! 2013.
3. EUFIC – Vantaggi e sicurezza degli edulcoranti ipocalorici. 2012.

 

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