Malattie infiammatorie intestinali: l’assunzione di più verdure e pesce fin da piccoli potrebbe ridurne il rischio

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Si parla spesso dell’impatto che l’alimentazione in età pediatrica può avere sul futuro del benessere dell’organismo. E ci si accorge sempre di più che il modello dell’alimentazione mediterranea, con ampie alternanze nella proposta di cibo fin dalla tenera età (fatti salvi i percorsi di svezzamento proposti dal pediatra), risulta particolarmente valido in chiave preventiva.

A questa grande messe di conoscenze ora si aggiunge un ulteriore studio, che va ad esplorare il potenziale impatto della dieta ad un anno di età sullo sviluppo futuro di malattie infiammatorie croniche intestinali, le cosiddette Mici, che comprendono malattia di Crohn e colite ulcerosa. Stando alle ipotesi della ricerca, pare che un’alimentazione ricca in vegetali e pesce, con ridotto apporto di bevande zuccherate, possa aiutare a ridurre le probabilità di andare incontro a questi quadri.

Monitoraggio prolungato

L’indagine, coordinata dagli esperti dell’Università di Göteborg, è stata pubblicata sulla rivista Gut. Sono state prese in esame le informazioni di due studi, uno norvegese ed uno svedese, per un totale di 81.280 bambini di dodici mesi. È importante sottolineare che si tratta di una delle poche evidenze sul rapporto tra alimentazione infantile e Mici, mentre esistono già dati robusti sul rapporto tra queste patologie e le abitudini alimentari in età adulta. Ai genitori sono state poste domande specifiche sulla dieta dei loro figli a 12-18 e 30-36 mesi di età. La qualità della dieta è stata valutata utilizzando un adattamento per l’età pediatrica dell’Healthy Eating Index, che esamina la qualità dell’intera dieta definendola come bassa, media o alta. Con questa ultima definizione si considera un’alimentazione che ricalca quella della tradizione mediterranea, con maggiore apporto di verdura, frutta, latticini e pesce e un minore apporto di carne, dolci, snack e bevande zuccherate. Ovviamente, tra i parametri considerati ci sono anche l’allattamento materno e gli eventuali trattamenti ripetuti con antibiotici, per l’impatto possibile sul microbiota intestinale. I bimbi sono stati seguiti nei due studi rispettivamente fino a 21 e 15 anni. Nel periodo di osservazione in 307 giovani è stata diagnostica una malattia infiammatoria intestinale: 131 casi di malattia di Crohn, 97 di colite ulcerosa e 79 da condizioni non classificate.

Il peso dell’alimentazione sul microbiota

Stando a quanto riporta la ricerca, che rivela solamente un’associazione e non una correlazione quindi pone le basi per studi futuri, sarebbe particolarmente importante l’impatto delle abitudini alimentari fin dai primi mesi di vita sul microbiota intestinale. I mutamenti sulla composizione quali-quantitativa del microbiota potrebbero infatti influire sui rischi futuri. E sono ovviamente conseguenza delle abitudini alimentari. I risultati dicono che un elevato consumo di pesce all’età di 1 anno, rispetto ad un basso consumo, è risultato associato a un rischio inferiore del 54% di colite ulcerosa. Un elevato consumo di verdure a 1 anno di età è stato associato a un rischio complessivo ridotto di malattie infiammatorie intestinali. Non sono state riscontrate associazioni evidenti tra la comparsa di patologie e altri alimenti come carne, latticini, frutta, cereali, patate. Va sottolineato che le associazioni si sono mantenute anche considerando l’assunzione di latte artificiale e antibiotici da parte del bambino a un anno di età.

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