Per un microbiota vario e sano via libera a frutta e verdura

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Quanti affascinanti misteri, dietro e dentro il microbiota umano! Questa struttura, formata da una serie infinita di invisibili “laboratori”, raccoglie un numero di “protagonisti” anche dieci volte superiore rispetto a quello delle cellule che formano l’intero corpo umano. 

Basti pensare che nello stomaco e nell’intestino tenue si va da 100 a 100.000 batteri per millilitro di contenuto intestinale, mentre nel colon si arriva a 100-1000 miliardi di germi per grammo. In genere, il rapporto tra anaerobi, cioè i germi che vivono in assenza di ossigeno, e aerobi è di 1000 a 1 a favore dei primi. Quando ci ammaliamo, o comunque quando per diversi motivi i “buoni” subiscono un danno – capita ad esempio quando l’alimentazione non è propriamente sana oppure in caso di malattie o ancora dopo l’assunzione di farmaci come gli antibiotici – i batteri “cattivi” si moltiplicano in massa. In termini di preservazione del microbiota, in ogni modo, non conta solamente quanti e quali batteri “buoni” albergano nel tubo digerente, è importante anche che esista una giusta varietà nei componenti di questo habitat invisibile ma fondamentale per la salute.

E allora? Allora, in questa chiave, conviene probabilmente consumare regolarmente frutta e verdura, esattamente come indica l’alimentazione mediterranea. A segnalarlo, dopo un’attenta valutazione di diversi studi sull’argomento, è un’originale ricerca condotta dagli esperti dell’Istituto di Biotecnologia ambientale dell’Università di tecnologia di Graz, pubblicata su Gut Microbes.

Quanto conta consumare vegetali fin da piccoli

Lo studio mostra chiaramente come l’assunzione regolare di vegetali favorisca la diversità nella composizione del microbiota, contribuendo ad alimentarne, è proprio il caso di dirlo, la varietà. Il che conferma quanto occorra diversificare l’alimentazione per favorire lo sviluppo di una flora batterica varia. Il motivo è semplice: la frequenza del consumo di frutta e verdura e la loro varietà influenzano la quantità di batteri ad essi associati nell’intestino umano. Importante è anche cominciare da piccoli: la ricerca suggerisce che il consumo di vegetali, soprattutto durante l’infanzia, abbia un’influenza positiva sullo sviluppo del sistema immunitario nei primi tre anni circa di vita, poiché in questo periodo si sviluppa il microbioma intestinale. Poi, proseguire con questa sana abitudine, contribuirebbe a mantenersi in salute e abituerebbe il corpo a rispondere meglio ad eventuali “insulti”, favorendone la resilienza.

Per poter determinare se il consumo di frutta e verdura e dei relativi microbiomi porta effettivamente a cambiamenti nel microbiota intestinale, gli studiosi hanno prima creato una sorta di “banca dati” relativi al microbiota di frutta e verdura con definizione dei batteri dominanti, poi ha confrontato queste informazioni con quelle di due studi mirati sul microbiota in generale. Così facendo, mescolando le informazioni sui ceppi batterici con quelle sull’alimentazione, si è riusciti ad evidenziare la presenza di microbiota da frutta e verdura nel tubo digerente.

L’attenzione alla catena “One Health”

Lo studio offre per il futuro lo spazio per analizzare la problematica in una dimensione di One Health (ossia una visione olistica, basata sul riconoscimento che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema siano legate indissolubilmente), con attenzione non solo all’alimentazione ma anche all’impiego di fertilizzanti, alla natura del suolo, all’impiego di fitofarmaci. Ma non basta. Anche la conservazione dei cibi sarà sotto la lente d’ingrandimento, per i potenziali impatti sul microbiota umano in diverse realtà geografiche.

Al momento, in ogni caso, lo studio conferma il valore dell’alimentazione mediterranea per i bambini che vanno abituati secondo le indicazioni del pediatra già nell’infanzia ad assumere frutta e verdure. E non solo: non bisogna mai dimenticare che siamo di fronte all’opportunità di offrire composti prebiotici all’organismo. Con questo termine si identificano alcune sostanze non digeribili dall’uomo (fibre di origine vegetale) di cui i microrganismi hanno bisogno per crescere nel tubo digerente. In particolare, i vegetali sono una sorgente di fibre. Normalmente i batteri si nutrono soprattutto di carboidrati ma glucosio, fruttosio e galattosio vengono assimilati dal corpo prima di giungere all’intestino crasso. Per questo è importante che i germi facciano fermentare le fibre alimentari, per procurarsi il nutrimento: ad esempio la pectina, di cui sono molto ricche le mele e le bucce della frutta, e l’inulina, presente nei carciofi, nella cicoria e in molte verdure.

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