Probiotici e diabete di tipo1: il legame c’è

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L’uso di probiotici nel primo mese di vita si associa a una riduzione del rischio, ma solo per i bimbi con un particolare corredo genetico

Somministrare probiotici ai neonati nei primi 27 giorni dalla nascita potrebbe aiutare a ridurre il rischio di sviluppare diabete di tipo 1, una patologia nella quale il sistema immunitario riconosce come estranee le cellule del pancreas produttrici di insulina e le distrugge. «Non è ancora chiaro quali siano le basi scatenanti della malattia, ma si pensa che i microrganismi che popolano l’intestino possano avere un ruolo di primo piano nel sostenere  questo attacco del sistema immunitario contro le cellule del pancreas» spiega Ulla Uusitalo, professore associato al dipartimento di epidemiologia pediatrica della University of South Florida di Tampa (U.S.A.).

Lo studio condotto da Uusitalo e colleghi e recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA Pediatrics ha coinvolto poco meno di 7.500 bambini ai quali sono stati prelevati campioni di sangue nel tempo per poter valutare la presenza di diabete di tipo 1. E dopo aver tenuto in considerazione anche numerosi altri fattori potenzialmente coinvolti nello sviluppo della malattia (uso di probiotici, tipo di alimentazione e di parto, storia familiare di diabete di tipo 1, caratteristiche genetiche, età della madre e sua abitudine al fumo, ecc.) i ricercatori sono giunti alla conclusione che l’uso di probiotici si associa in effetti a una riduzione del rischio di malattia.

«Nei bimbi che hanno una particolare predisposizione genetica per la malattia il rischio si riduce del 60%» dice l’autrice, aggiungendo che l’associazione non si osserva nei bambini non predisposti geneticamente e in quelli che hanno assunto probiotici dopo il primo mese di vita. Attenzione però. Come precisano gli stessi ricercatori, lo studio sottolinea solo un’associazione e non dimostra che i probiotici sono a tutti gli effetti responsabili della riduzione del rischio, che comunque si osserva solo in bambini con una particolare caratteristica genetica. «Servono altri studi prima di poter raccomandare l’uso dei probiotici con lo scopo di prevenire la malattia» conclude l’autrice.

Fonte:
Uusitalo U, et al. Association of Early Exposure of Probiotics and Islet Autoimmunity in the TEDDY Study. JAMA Pediatr. 2015 Nov 9:1-9

 

 

 

 

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