Folato e ipertensione si tengono per mano sin dalla gravidanza

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Secondo i risultati di uno studio d’oltreoceano, la presenza di fattori di rischio cardiovascolari e i livelli di folato nelle future mamme influenzano il rischio di pressione oltre la norma nel nascituro.

L’ipertensione ha origine sin dalle prime fasi della vita, ancora prima della nascita, e la dieta della madre può influire sul rischio che il bimbo la sviluppi più in là negli anni.

Questa ipotesi sostenuta da diversi dati scientifici, viene confermata anche da una ricerca recentemente pubblicata sulla rivista American Journal of Hypertension da un gruppo di esperti guidati da Xiaobin Wang, pediatra alla Boston University. “L’ipertensione è un problema sempre più rilevante anche in età pediatrica negli Stati Uniti e in molti altri Paesi e per questa ragione abbiamo ritenuto fondamentale cercare di capire se esistono interventi efficaci da mettere in campo per prevenire questo fenomeno” afferma l’autrice che assieme ai colleghi ha valutato i dati di circa 1.300 coppie mamma-bambino.

Lo scopo principale del lavoro era cercare la presenza di eventuali associazioni tra alimentazione materna (in particolare l’assunzione di folati), i fattori di rischio cardiovascolari della mamma, e lo sviluppo di ipertensione nei bambini. “Grazie all’analisi abbiamo potuto osservare che elevati livelli di folato materni si associano a una riduzione del 40% nella probabilità che i piccoli mostravano di sviluppare ipertensione” continuano i ricercatori, precisando che il livello di folato da solo non basta per fare previsioni. L’effetto protettivo di tale sostanza sembra infatti essere presente solo se sono presenti in concomitanza anche fattori di rischio cardiovascolare nelle madri, come per esempio diabete, obesità o ipertensione prima della gravidanza.

Fonte: Wang H, et al. Am J Hypertens 2017 hpx003. doi: 10.1093/ajh/hpx003.

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