22 Settembre 2014

Coliche infantili, quanto conta il microbioma?

Quali sintomi ci devono allertare?

Le coliche infantili rappresentano un disturbo comune, che si manifesta nei primi tre anni di vita. Anche se benigna e senza conseguenze, la condizione ha un impatto notevole sulla vita della famiglia.

Tra gli specialisti non c’è unanimità riguardo alla gestione e il trattamento delle coliche, anche perché per il momento non si ha la terapia risolutiva, ma ricerche in corso stanno indicando risultati promettenti per terapie disponibili in futuro.

Questo è quanto emerge dal Simposio “Advances on infantile colic” organizzato dal Dipartimento di Salute Pubblica e Scienze Pediatriche dell’Università di Torino e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, svoltosi recentemente a Torino.

“Le coliche si manifestano con crisi di pianto parossistico e inconsolabile, accompagnato da agitazione e arrossamento del volto in un lattante che si presenta altrimenti in buone condizioni di salute – ha spiegato Francesco Savino del Dipartimento di Scienze Pediatriche e dell’Adolescenza, Università di Torino, Ospedale Infantile Regina Margherita, e presidente del Simposio.

Durante la crisi di pianto, il bambino può presentarsi con le gambe flesse sull’addome o iperestese, i pugni chiusi, gli occhi serrati o sbarrati, la fronte corrugata, congestione al volto. Numerosi possono essere i sintomi di accompagnamento, tra cui distensione addominale, meteorismo e flatulenza. Normalmente le crisi, spontanee e imprevedibili, iniziano alla stessa ora ogni giorno e sono più frequenti nel tardo pomeriggio e nelle prime ore della notte”.


Per riconoscerle: la regola del tre

Per un preciso inquadramento del disturbo, si utilizza la “regola del tre” secondo cui sarebbe affetto da coliche un lattante soggetto a parossismi d’irritabilità con agitazione o pianto della durata di più di tre ore al giorno, con una frequenza pari ad almeno tre giorni la settimana, per più di tre settimane consecutive.

“Le cause delle coliche infantili non sono ancora completamente chiarite e sono verosimilmente da considerarsi dovute a diversi fattori, ma negli anni si è focalizzata l’attenzione sul ruolo della flora microbica intestinale – prosegue Francesco Savino“.

Diverse ricerche sperimentali suggeriscono che l’alterazione dell’ambiente microbico nei bambini affetti da coliche, potrebbe determinare una disregolazione della funzione motoria intestinale e un aumento della produzione di gas, con la conseguente comparsa della sintomatologia tipica del disturbo.

Questo particolare meccanismo, che potrebbe essere alla base del problema, spiega i motivi dell’attenzione ai probiotici nel trattamento di queste situazioni. E’ stato dimostrato che i lattanti con coliche, sono meno frequentemente colonizzati da lattobacilli e bifidobatteri rispetto ai lattanti sani, mentre presentano una concentrazione più elevata di batteri Gram-negativi anaerobi.

Sulla base dei risultati ottenuti da studi sul dismicrobismo intestinale, è stata valutata la possibilità di agire sui sintomi delle coliche infantili, attraverso la modulazione della microflora intestinale. Si è ipotizzato, quindi, che i probiotici – microrganismi viventi che colonizzano l’intestino – possano rappresentare una strategia terapeutica per la loro capacità di modificare l’equilibrio microbico, promuovendo lo sviluppo di una flora benefica per l’ospite.

Fonte: Ufficio stampa Fondazione Menarini

Comitato Scientifico
Fondazione Istituto Danone

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