15 Settembre 2020

Studenti fuori sede, le abitudini a tavola

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Ricerca originale svela i comportamenti e le differenze tra chi studia nella propria città e chi si trasferisce, con le relative tendenze alimentari.

L’inizio del percorso universitario, il desiderio di esplorare nuove realtà didattiche, ma soprattutto la vita da soli dopo anni di permanenza a casa. Queste sono le sfide che si trovano ad affrontare molti giovani che, per la loro formazione, si trovano a cambiare città lasciando la famiglia per andare in atenei lontani da casa. È un vero “Turning Point”, in termini di abitudini e soprattutto di scelte alimentari. Per quanto molti cibi possano essere inviati dal domicilio di partenza, infatti, esiste la necessità di organizzarsi, forse per la prima volta, il regime alimentare quotidiano. Ma cosa accade? Quali sono le fonti d’informazione e le scelte nutrizionali di tanti giovani? Fondazione Istituto Danone ha da qualche anno lanciato una ricerca che, progressivamente, dopo aver coinvolto le sedi dell’Università Cattolica di Milano, Roma e Piacenza e l’Università di Pavia si è allargata agli atenei di Napoli, Padova e Torino, con una serie di valutazione ancora da finalizzare, definendo comunque un quadro pressochè completo delle abitudini alimentari degli studenti fuori sede. L’analisi, originale nel suo genere, diventa ora uno strumento chiave di conoscenza anche in termini scientifici come testimoniano anche le ricerche pubblicate sulle prime rilevazioni ottenute.

Bisogno di socialità e scelte alimentari

Senza entrare nell’analisi specifica dei risultati, la ricerca riporta come “nuovi” modelli alimentari compaiano nei giovani che si trovano ad affrontare gli studi lontano da casa, ovviamente in confronto a chi invece prosegue il percorso didattico nella propria città. La “schiscetta” e l’happy hour – visto più come “pasto” sostitutivo che come vero e proprio aperitivo, con pizzette e altri cibi ipercalorici che sostituiscono la cena possono quindi diventare compagni di viaggio alimentari delle giovani generazioni che si avviano a frequentare l’università lontano da casa. In termini generali, ricordando che la colazione non viene “rispettata” in almeno un caso su dieci, molti giovani tendono a prepararsi da soli il contenitore per il pasto da consumare in Università, con contaminazioni della cultura alimentare della regione d’origine. Ma è soprattutto quando arriva la sera che, purtroppo, ci si lascia andare ad atteggiamenti sbagliati. Capita infatti che a cena si rinunci a cucinare ricorrendo seppur occasionalmente al take away con pizza e kebab che risultano tra gli alimenti più apprezzati. Anche l’happy hour con gli amici, almeno una volta la settimana, è una realtà importante: Il consumo di alcolici preoccupa i nutrizionisti, in termini di abitudini di vita, così come il fatto che ancora molti giovani fumino. Sul fronte scientifico e sociale molti si sentono “allergici” o “intolleranti”, ma a volte senza prove scientifiche che sostengano questa affermazione, per l’assenza di test mirati a definire il quadro patologico.

“I giovani studenti che affrontano per la prima volta il problema della loro alimentazione possono effettivamente incorrere nel rischio di cattive abitudini – spiega. Lorenzo Morelli, Presidente della Fondazione e Docente al DISTAS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nell’ambito del nostro impegno a favore della ricerca e dell’educazione in tema di sana alimentazione, abbiamo voluto focalizzare la nostra attenzione su una fascia della popolazione fino a oggi poco studiata, ma di rilevante interesse anche per il futuro”.

La chiave della corretta informazione

Importante, a detta degli esperti è ricordare come la buona informazione alimentare non si scontri solo con la difficoltà di trasmissione e di accesso, ma anche con una contro-informazione dannosa, specie sui social, in grado di determinare comportamenti non raccomandabili scientificamente. Inoltre molti cambiamenti di abitudini alimentari sono riportabili al fatto che gli studenti fuori sede diventano responsabili di acquisto: si trovano dunque a contatto con problemi economici, ma anche con la necessità di imparare (lo dimostra il numero elevato di lettori di etichette di alimenti) a scegliere, cucinare, decidere dei propri gusti. Ovviamente, infine, nelle scelte incide anche l’esigenza di socializzazione, particolarmente forte per gli studenti in generale e per quelli fuori sede in particolare, che porta a consumare pasti fuori casa.

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