22 Settembre 2014

Dal primo seminario per la stampa scientifica, le regole per valutare correttamente la crescita e il peso corporeo

Gli strumenti

Fronteggiare l’obesità: gli strumenti del pediatra e del medico di medicina generale per monitorarla nel bambino e nell’adulto.
Il ruolo del microbiota intestinale nella genesi del problema alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche.

L’eccesso di tessuto adiposo legato all’obesità può indurre un significativo aumento dei rischi per la salute e va quindi prevenuto e contrastato fin dall’età pediatrica. Ma quali sono i test più efficaci per monitorare nel tempo l’eventuale sviluppo dell’obesità? A questa domanda hanno risposto gli esperti del Comitato Scientifico della Fondazione Istituto Danone nell’ambito del primo Media Tutorial organizzato a Milano lo scorso 22 novembre 2011.

Come controllare il bambino
Uno degli strumenti attualmente in uso per valutare l’obesità è il Body Mass Index (BMI), che definisce il rapporto tra peso e statura nel bambino come nell’adulto e si calcola dividendo il peso (espresso in kg) per la statura elevata al quadrato (espressa in metri) – spiega il Prof. Marcello Giovannini, Professore Emerito di Pediatria dell’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Istituto Danone.

Se per l’adulto sono stati definiti i valori cut-off di BMI che definiscono il sovrappeso e l’obesità, correlati al rischio di sviluppo di numerose patologie, per il bambino non esistono valori soglia definiti per valutare sovrappeso e obesità nelle diverse età.
Più specificamente, per la diagnosi di sovrappeso e obesità in età pediatrica sono fondamentalmente due gli strumenti a disposizione: “Fino a 24 mesi è previsto il rapporto peso/lunghezza secondo le tabelle di riferimento pubblicate nel 2000 dai Centers for disease control and prevention (CDC) di Atlanta (www.cdc.gov) – Il valore di cut-off è all’85° centile per il sovrappeso e al 95° centile per l’obesità. Dopo i 24 mesi si può utilizzare anche il BMI secondo le tabelle di riferimento di Cole et al (pubblicate nel 2000 su BMJ).
In questo caso, i diversi cut-off relativi al sovrappeso e all’obesità (25 per il sovrappeso e 30 per l’obesità nell’adulto) vengono correlati alla curva di crescita e quindi alle diverse età, sia per i maschi che per le femmine. Per esempio, il Body Mass Index per il sovrappeso di un bambino di 6 anni sarà 17.55 invece di 25, mentre per la bambina sarà 17.34. Diversamente, per l’obesità, per il maschio sarà 19.78 e per la bambina sarà 19.65.
Altra metodologia per valutare l’obesità, sia nel bambino sia nell’adulto, è la plicometria, attraverso cui si valuta lo spessore delle pliche corporee. In particolare, la plica tricipitale può essere utilizzata per diagnosticare l’eccesso di peso secondo le tabelle di riferimento di Barlow & Dietz“.

In caso di sovrappeso o obesità poi, per meglio quantificare la massa adiposa, è  possibile valutare la composizione corporea con metodi antropometrici (misurando circonferenze di braccio, vita, pliche cutanee tricipitale, bicipitale, sottoscapolare e sovrailiaca) o con metodi strumentali. “Le tecniche più appropriate per lo studio della massa grassa in ambito pediatrico sono rappresentate da: DEXA, bioimpedenziometria, risonanza magnetica nucleare e tomografia computerizzata – precisa Giovannini. “Tali metodiche, per motivi di costo e/o invasività, devono però essere riservate ad un ristretto numero di pazienti. Il metodo più comunemente usato per stimare il grasso corporeo è la plicometria. Attraverso la misura del grasso sottocutaneo, effettuata mediante il plicometro, è possibile stimare, utilizzando appropriate equazioni, il contenuto totale del grasso corporeo; esiste infatti una costante correlazione tra la quantità di grasso sottocutaneo e il grasso corporeo. Se consideriamo il rischio cardiovascolare in età pediatrica, la circonferenza della vita può essere considerata da sola un marcatore di rischio nei soggetti in soprappeso.
In ogni caso, genitori e pediatra hanno una grande responsabilità nell’indirizzare le scelte alimentari; la loro alleanza, quindi, dovrà essere finalizzata alla salute del futuro adulto

I parametri utili nell’adulto

Nella persona adulta, per definire e valutare clinicamente la condizione di obesità, si dovrebbe misurare la quantità di grasso corporeo e identificarne l’eccesso. Una stima di questo tipo, tuttavia, può essere effettuata con metodiche e strumenti che, però, non sono applicabili di routine a tutti. “Per questo si è convenuto di utilizzare un indice basato su un semplice calcolo che definisce il livello di sovrappeso, ma che è anche correlato, se pure in modo non estremamente preciso, con la quantità di grasso corporeo – fa sapere ilDott. Andrea Ghiselli, Dirigente dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Istituto Danone. “Come nel caso dei bambini, si tratta dell’indice di Massa Corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI), che costituisce il rapporto tra il peso e l’altezza, secondo la formula: kg/m2. L’intervallo dei valori di IMC, compresi tra 18,5 e 24,99, costituisce l’intervallo di normalità (normopeso). Valori più alti (ma anche più bassi) si associano a maggiori rischi di patologie e di morte“.

Nel caso dell’adulto, tuttavia, non sempre l’IMC è un indicatore accurato per la valutazione dell’obesità poiché è un parametro che da solo non dà informazioni sulla composizione corporea. “Per questo si è ridiscusso il ruolo del semplice IMC come fattore di rischio predisponente a patologie anche di tipo cardiovascolare. Nella valutazione della massa corporea è fondamentale valutare anche la distribuzione del tessuto adiposo, piuttosto che il semplice dato di quantità di tessuto adiposo presente nell’organismo – conclude Ghiselli – in quanto è la localizzazione del grasso corporeo che influisce sullo sviluppo di malattie.  Un modo a buon mercato e facile per tutti è quello della misura della circonferenza addominale che segnala la presenza di grasso viscerale. E’ stato stabilito che una circonferenza vita superiore a 102 cm per gli uomini e a 88 cm per le donne costituisca un rischio aggiuntivo e, per questo motivo, si è soliti accompagnare e correggere la misura dell’IMC con quella della circonferenza vita“.

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