22 Settembre 2014

Obesità in agguato e cattive abitudini per gli italiani del domani

Il volto dell’Italia

L’Italia ha un volto sempre più vecchio: sebbene la popolazione dal 2001 al 2010 sia aumentata del 5,9%, tale incremento non ha interessato la fascia di età 0-18 anni che, invece, è diminuita del 2,64%.
Questi dati confermano il rapido processo d’invecchiamento che si sta delineando nel nostro Paese. A livello territoriale, la percentuale maggiore di giovani under-18 anni (21,6%) si registra in Campania che, ormai da anni, detiene il record di regione “più giovane”. Valori elevati vengono riscontrati anche nella PA di Bolzano (21%), in Sicilia (20,2%) e in Puglia (19,6%).
Al contrario, la Regione con la struttura per età meno sbilanciata verso la classe “giovane” è la Liguria, che presenta il dato più basso (14,6%) e che, da anni, risulta essere la regione “più vecchia”. Seguono il Friuli Venezia Giulia (15,7%), la Toscana (15,9%) e, a pari merito, il Piemonte e la Sardegna (16,1%).

È questo il quadro, non del tutto roseo, che emerge dal primo “Libro Bianco 2011. La salute dei bambini“, un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione pediatrica italiana fino ai 18 anni di età, in rapporto alla qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane ricevuta da questa importante fascia di popolazione, che rappresenta il futuro del Belpaese.
Il volume è pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP), presieduta dal professor Alberto Ugazio, e coordinato dal professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Difficile rapporto con l’alimentazione

Particolarmente allarmante appare il quadro sul fronte delle abitudini alimentari che, anzi, sono inpeggioramento. Le ragazze stanno via via adottando abitudini meno salutari dei loro coetanei.
Ma le differenze tra maschi e femmine si acuiscono al crescere dell’età. Per le bambine tra i 3 e 5 anni si osserva un trend crescente per il consumo di alcune verdure, uova e pesce, mentre per i bambini si osserva una preferenza nel consumo delle verdure.

Le differenze maggiori tra i due sessi si fanno più marcate tra gli adolescenti di 14-17 anni e tra i giovani di 18-24 anni a sfavore del genere femminile, per il quale è in aumento sia il consumo di alcolici fuori pasto, per lo più di alcolici diversi da birra e vino, sia il consumo di diversi tipi di alimenti proteici.
In Italia il 22,9% dei bambini di 8-9 anni è risultato in sovrappeso e l’11,1% in condizioni di obesità.
Complessivamente, i dati rilevati nel 2010 risultano leggermente inferiori (sovrappeso -0,9%; obesità -3,5%) rispetto a quelli osservati nel 2008, ma confermano livelli preoccupanti di eccesso ponderale.

I bambini più in linea sono quelli del Nord, quelli con più problemi di bilancia vivono nel Centro-Sud. Le regioni che presentano, nel 2010 i valori maggiori sono per il sovrappeso l’Abruzzo (28,3%) seguito dalla Campania (27,9%) e a pari merito da Molise e Basilicata (26,5%), mentre per l’obesità le regioni maggiormente interessate dal fenomeno sono la Campania (20,5%), la Calabria (15,4%) e il Molise (14,8%). Nelle Province Autonome, invece, si registrano i valori minori (sovrappeso PA di Bolzano 11,4%; obesità PA di Trento 3,5%).
Dal confronto dei dati 2008-2010 si evidenzia nelle regioni Centro-settentrionali (a eccezione del Veneto che presenta una tendenza opposta dovuta alla notevole riduzione del numero di soggetti obesi che determina l’aumento dei soggetti in sovrappeso) una riduzione dei tassi di sovrappeso che oscilla tra il -17,9% del Friuli Venezia Giulia e il -1,5% del Piemonte.
Gli incrementi, invece, riguardano il Meridione, tranne la Sicilia dove il trend è in diminuzione (-4,1%). La regione in cui si è registrato l’aumento più consistente è la Sardegna (+11,2%). Per l’obesità tra 2008-2010 si registra una diminuzione nelle regioni Centro-meridionali, a eccezione della Toscana e della Basilicata (rispettivamente con +1,4% e +3,7%) e della Sicilia i cui valori risultano stabili.
Tra le regioni del Nord, che presentano un trend in aumento, da evidenziare è la tendenza controcorrente del Veneto (-4,1%), ma soprattutto della Valle d’Aosta che presenta anche la maggiore riduzione in assoluto pari a -31,1%.

Attività fisica da aumentare

Nel 2010 le quote più elevate di bambini/giovani che praticano sport in modo continuativo si riscontrano, in generale, nella classe di età 6-17 anni e, in particolare, tra gli 11-14 anni (56,3%). Lo sport praticato in modo saltuario, invece, registra percentuali più alte tra i 18-19 anni (14,5%) anche se presenta un incremento al crescere dell’età. Dal 2003 al 2010 è cresciuta la quota di bambini che praticano sport in modo continuativo, a eccezione della fascia di età 15-17 anni che presenta un decremento sia pure minimo (-2,3%).

È invece in diminuzione la pratica di sport in modo saltuario, mentre cresce il numero di sedentari, a eccezione delle classi 3-5 e 6-10 anni (rispettivamente, -5% e -13,6%). Il Rapporto evidenzia forti differenze tra i due sessi: i livelli di pratica sportiva sono molto più alti fra i maschi, fa sport abitualmente il 55,7% dei maschi tra 15-17 anni contro il 36,9% delle coetanee, il 50,6% dei maschi tra 18-19 anni contro il 23,9% delle coetanee.
Secondo i dati dello studio “Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) – Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare“, relativi a un’indagine che ha raggiunto 77.113 ragazzi fra 11 e 15 anni in tutto il nostro Paese, risulta che la frequenza dei ragazzi “sovrappeso/obesi” va dal 29,3% nei maschi e dal 19,5% nelle femmine undicenni, al 25,6% nei maschi e al 12,3% nelle femmine di 15 anni.

Sono, dunque, soprattutto i maschi a essere in sovrappesood obesi.
I livelli di sovrappeso/obesità diminuiscono, in entrambi i generi, al crescere dell’età.
L’Italia, rispetto ai 41 Paesi partecipanti allo studio HBSC si collocava, nel 2006 al 5° posto per sovrappeso/obesità negli undicenni e al 9° posto per i quindicenni. Una recente indagine conferma i risultati del 2006.
Per quanto riguarda la sedentarietà, i partecipanti che dichiarano di guardare la televisione almeno 2 ore al giorno sono il 44,2% dei maschi e il 36,5% delle femmine undicenni, il 54,7% dei maschi e il 53,7% delle femmine tredicenni e il 55,3% dei maschi e il 54% delle femmine quindicenni. All’aumentare dell’età, quindi, aumenta il tempo trascorso davanti alla televisione, soprattutto nel passaggio tra gli 11 ed i 13 anni.
Per quanto concerne l’attività fisica, dalle analisi emerge che i ragazzi di 15 anni (47,5% dei maschi e 26,6% delle femmine) svolgono meno attività fisica rispetto ai tredicenni (50,9% dei maschi e 33,7% delle femmine) e agli undicenni (47,6% dei maschi e 35,3% delle femmine). La differenza è ancora più evidente nelle femmine, che svolgono meno attività fisica dei compagni maschi in tutte le tre fasce di età oggetto di studio. Questo dato, che già ci vedeva al 32° posto rispetto agli altri Paesi nell’indagine internazionale del 2006, evidenzia uno scarso livello globale di attività fisica nei nostri ragazzi.

Trasgressioni in agguato

Sono ancora troppi i giovani che fumano: nel 2010 complessivamente la quota di fumatori di 15-24 anni è pari al 21,5%.
Si noti però che, rispetto all’anno 2000, si è riscontrata una lieve diminuzione (-1,8%). Riduzioni consistenti si registrano a livello regionale in Calabria (-42,1%), Friuli Venezia Giulia (-28%), Valle d’Aosta (-23,7%) e Toscana (-17,8%). Alcune regioni, però, presentano un trend opposto, cioè in aumento. Nello specifico, gli incrementi maggiori si sono osservati in Sardegna (+29,1%), nelle Marche (+26,9%) e in Campania (+11,1%).
Nel 2010 le regioni con il numero più alto di giovani fumatori sono la Sardegna (29,7%), le Marche (26,4%), il Trentino-Alto Adige (25,7%) e la Lombardia (25,1%), mentre i valori minori si riscontrano in Calabria (11,3%), Valle d’Aosta (14,8%), Puglia (17,8%) e Campania (18%).
Nel 2010 la prevalenza di coloro che hanno consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno è pari al 76% dei maschi e al 59,8% delle femmine di 18-19 anni.

I maschi bevono più delle femmine in tutte le classi di età considerate e, per di più, i ragazzi assumono più delle ragazze comportamenti a rischio, superando la soglia di consumo “moderato” o addirittura lasciandosi andare al “binge drinking“.
È definita moderata una quantità giornaliera di alcol equivalente a non più di 2-3 Unità Alcoliche, cioè 36 grammi, per l’uomo, non più di 1-2 Unità Alcoliche, cioè 24 grammi, per la donna. Un’Unità Alcolica corrisponde a circa 12 grammi di etanolo; una tale quantità è contenuta in un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione, o in una lattina di birra (330 ml) di media gradazione o in una dose da bar (40 ml) di superalcolico.
I maschi di 18-19 anni che adottano comportamenti di consumo a rischio (consumo non moderato) e di quelli che “buttano giù” tutti in una volta sei bicchieri di alcolici (binge drinking) sono rispettivamente il 22,9% e il 22%. Anche le coetanee non scherzano: l’11,6% di loro beve in modo esagerato fino al binge drinking.

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