Di quanto sale ha bisogno il cuore?

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Siamo abituati a sentirci dire di ridurre il consumo di sale, ma ci sono studi che sembrano andare nella direzione opposta, sottolineando che abbassare troppo i livelli di sodio è dannoso per il cuore. Ecco cosa dice la scienza.

Troppo o troppo poco? Meglio stare nel mezzo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce di limitare il sodio nella dieta e la comunità scientifica è in gran parte d’accordo con questa indicazione. Restano però molte voci fuori dal coro che sostengono, di contro, che ridurre troppo il sale (e quindi il sodio) possa in realtà essere pericoloso per la salute in particolare di cuore e vasi. Chi ha ragione? Il cuore è davvero a rischio se riduciamo troppo il sale? Il dubbio resta soprattutto se a sollevarlo è la prestigiosa rivista The Lancet, dove sono stati recentemente pubblicati i risultati di uno studio canadese che ha coinvolto oltre 133.000 individui per valutare il legame tra quantità di sodio consumata e rischio cardiovascolare. Gli autori dello studio, i ricercatori della McMaster University in Ontario, sono giunti alla conclusione che non sempre è necessario seguire regimi alimentari che puntino alla riduzione del sale. Dalla loro analisi emerge infatti che, rispetto a un consumo di sodio moderato, un consumo troppo basso si associa a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e anche di decesso nelle persone con e senza ipertensione, mentre quello troppo elevato è pericoloso solo per chi soffre di pressione alta. Di conseguenza gli autori suggeriscono che solo le persone ipertese dovrebbero lavorare sulla dieta quotidiana per cercare di ridurre il livello di sodio.

Livelli troppo bassi di sodio e rischio cardiovascolare: mancano dati certi

Tutta la comunità scientifica concorda sul fatto che ridurre la quantità di sale (e quindi di sodio) assunta con la dieta sia una strategia efficace contro l’ipertensione, ma resta acceso il dibattito sul legame tra concentrazioni di sodio troppo basse e aumento del rischio cardiovascolare. Ridurre troppo il sodio porterebbe infatti a una riduzione del volume sanguigno (che il sodio aiuta a controllare) attivando una serie di meccanismi che contribuiscono al controllo dei fluidi come il sistema renina-angiotensina-aldosterone e il sistema nervoso simpatico.

4 cucchiaio che contengono 4 tipi diversi di sale

Inoltre, una diminuzione del volume sanguigno porterebbe contemporaneamente a una maggiore concentrazione dei lipidi nel sangue e di conseguenza a un incremento del rischio per cuore e vasi. In realtà, come si legge nelle linee guida OMS sul consumo di sodio, la riduzione del consumo di sodio non peggiora in alcun modo il rischio di problemi coronarici o di altri disturbi cardiovascolari. “I dati scientifici oggi disponibili dimostrano di contro che ridurre il consumo di sodio potrebbe portare un enorme beneficio a livello globale e tale riduzione è consigliata a tutti, indipendentemente dall’attuale quantità di sale introdotta con l’alimentazione” dicono gli esperti ricordando che le raccomandazioni OMS valgono anche per chi non soffre di pressione alta.

Misurare bene per arrivare a risultati corretti

Cosa significa esattamente “livelli di sodio troppo bassi”? Come ricordano gli esperti OMS, il livello minimo di assunzione di sodio necessario per un corretto funzionamento dell’organismo non è stato stabilito con certezza, ma si stima possa essere di circa 0,2-0,5 grammi al giorno. Una quantità ben inferiore al limite massimo raccomandato dall’OMS di 2 grammi al giorno e incredibilmente lontana dai reali consumi medi della popolazione mondiale. È possibile quindi affermare che arrivare a livelli di sodio talmente bassi da essere davvero pericolosi per l’organismo è piuttosto difficile se non impossibile. Un articolo da poco pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine da Mary Cogswell e colleghi dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, ha analizzato proprio il rapporto tra sale e salute arrivando a dimostrare che l’affermazione “ridurre il sale aumenta il rischio per il cuore” è poco corretta. “Non basta avere studi che coinvolgono gruppi molto vasti di persone” dicono gli autori che poi aggiungono “Se le misurazioni non sono fatte secondo i criteri migliori e non si prendono in considerazione tutte le possibili variabili che possono influenzare il risultato, lo studio non ha forza”. La letteratura scientifica parla chiaro: ridurre il sodio è una strategia di salute pubblica importante ed efficace e anche piccole riduzioni a livello dell’intera popolazione mondiale potrebbero portare enormi vantaggi.

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Fondazione Istituto Danone

Fonti:
1. Mente A., et al. Lancet. 2016 May 20. doi: 10.1016/S0140-6736(16)30467-6.
2. WHO. Guideline: Sodium Intake for Adults and Children.
    Geneva, World Health Organization (WHO), 2012.
3. Cogswell M.E. et al, N Engl J Med. 2016 Jun 1. doi: 10.1056/NEJMsb1607161.

 

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