L’importanza di una alimentazione sostenibile per prevenire il rischio cardiovascolare. Influenza dei fattori socio-economici

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Non esagerate con le carni rosse lavorate, pur se a volte possono essere maggiormente “sostenibili” sul fronte economico. Non sono altrettanto efficienti come alimenti sul fronte dell’ambiente, ovviamente quando il consumo si ripete, e soprattutto su quello del benessere.

L’ultima prova in questo senso viene da una ricerca condotta degli esperti dell’Università statale della Pennsylvania, pubblicata su Journal of Hypertension, che mostra un incremento del rischio di sviluppare ipertensione in chi consuma diete ricche di questi alimenti e segnala come anche le scelte alimentari apparentemente più sostenibili sotto l’aspetto economico, come quelle delle carni rosse lavorate, si correlano ad un incremento del pericolo di sviluppare questo “killer” silenzioso di cuore ed arterie.

Come comportarsi?

Le carni rosse, specie se lavorate, possono contenere quantità significative di colesterolo, grassi saturi, quindi non ottimali per i vasi sanguigni e soprattutto sodio, spesso necessario per la conservazione degli alimenti preparati. Proprio l’eccesso di sodio sarebbe uno dei possibili meccanismi che favoriscono l’insorgenza di pressione elevata. Gli studiosi hanno preso in esame le informazioni relative ad oltre 31.000 adulti negli Usa, sulla scorta delle informazioni raccolte attraverso una grande banca dati, quella della National Health and Nutrition Examination Surveys, tra il 2003 e il 2016. Dall’indagine è emerso che l’ipertensione al momento dell’osservazione era presente in quasi una persona su due. Ma la curiosità che emerge dallo studio è un’altra. Si sono considerate anche le disponibilità economiche, nella valutazione delle scelte alimentari, con un 18% delle persone che riferiva problemi di sostenibilità economica in questo senso. I risultati confermano una volta di più che chi consumava carni rosse in quantità maggiore presentava un rischio più elevato, variabile tra il 29 e il 39%, di essere anche iperteso. Ma non basta. Chi aveva problemi di sostenibilità economica nella scelta degli alimenti ed ha consumato più spesso carni rosse e lavorate ha mostrato un rischio aumentato dal 36 al 50% di soffrire di ipertensione rispetto a chi non aveva discrete disponibilità finanziarie e mangiava carne meno lavorata.

 

Dallo studio emergono anche indicazioni pratiche per limitare i pericoli per l’apparato cardiovascolare. sostituendo con alimenti di origine vegetale le carni rosse lavorate si potrebbe avare un’efficace opera di prevenzione per l’ipertensione. Ma non basta. Secondo gli esperti semplicemente sostituendo le fonti proteiche da carni rosse almeno una volta al giorno con pesce, pollame, uova, latticini o prodotti di origine vegetale sarebbe possibile ridurre significativamente il rischio di sviluppare ipertensione. È importante però ricordare quanto lo status economico e culturale sia importante: chi mangiava più carni rosse presentava infatti un maggior rischio di vizio del fumo e dell’alcol, era più facilmente in sovrappeso e mostrava segni di diabete o patologie cardiovascolari. La conclusione non è solo nutrizionale ma anche sociale: è importante fare in modo che l’alimentazione sia varia e che l’accesso ai cibi più “salutari” sul fronte metabolico sia favorito anche in presenza di difficoltà economiche

Pur non sapendo ancora quale sia il preciso meccanismo, abbiamo ormai evidenze più che forti che legano il consumo di carni rosse e di carni rosse processate a diverse patologie croniche, tra loro molto diverse nell’eziologia, come malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete e alcuni tipi di cancro.

È interessante il fatto che il rischio sia maggiore tra le persone che non riescono a garantirsi un’adeguata alimentazione per difficoltà economica di accesso al cibo, perché fa supporre che l’insicurezza alimentare possa costringere da una parte ad una minore introduzione di nutrienti protettivi (per esempio frutta e verdura) e dall’altra ad uno stile di vita più a rischio, queste persone avranno una maggiore difficoltà di accesso anche a palestre o strutture per esercitare attività fisica, a cure mediche, ad ambienti sani e così via

Commento del dr. Andrea Ghiselli, membro del Board Scientifico della Fondazione Danone.

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