L’alimentazione “Plant Based” aiuta a prevenire il diabete

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Una dieta a base vegetale. Ricca di frutta, verdura, legumi, noci. Quindi sana. Sarebbe questa la strategia ottimale per la prevenzione del diabete stando a quanto riporta uno studio condotto alla Chan School of Public Health dell’Università di Harvard, apparsa su Diabetologia, rivista scientifica dell'Associazione europea per lo studio del diabete.

La ricerca presenta caratteristiche di estremo interesse scientifico perché non si è rivolta esclusivamente alla qualità degli alimenti introdotti dai soggetti che hanno partecipato allo studio, ma si è basata sulla metabolomica. Quindi si sono studiati i profili dei metaboliti correlati a diverse diete a base vegetale per valutare la correlazione tra questi e l’insorgenza di diabete di tipo 2.

Ogni metabolita, infatti, è una sorta di composto che viene utilizzato o prodotto nel corso di processi chimici all’interno del corpo oltre ad essere una delle tante molecole che si creano all’interno dell’organismo dopo le trasformazioni indotte dalle reazioni. Con la metabolomica, insomma, si effettua un’analisi completa dei metaboliti presenti in un campione biologico, in questo caso sangue.

Cosa dice lo studio

La ricerca pone una pietra miliare sulla ricerca legata alla prevenzione nutrizionale. È stato analizzato il sangue di quasi 11.000 persone di tre diverse coorti di popolazione, di età media di 54 anni ed indice di massa corporea medio nella norma. Tutti i partecipanti hanno compilato specifici questionari sull’assunzione degli alimenti e sono state considerate come parametri tre diverse diete a base vegetale. La prima più generale, la seconda con alimenti particolarmente sani e la terza con alimenti non proprio ottimali, pur se vegetali.

Gli indici dietetici erano basati sull’assunzione da parte di ogni partecipante di 18 gruppi alimentari: cibi vegetali sani (cereali integrali, frutta, verdura, noci, legumi, oli vegetali e tè/caffè); cibi vegetali meno sani (cereali raffinati, succhi di frutta, patate, bevande zuccherate e dolci/dessert); e alimenti di origine animale (grassi animali, latticini, uova, pesce/frutti di mare, carne e vari alimenti di origine animale). Chi negli anni ha sviluppato diabete di tipo 2 nel periodo di controllo (le prime rilevazioni sono state effettuate decine di anni fa), presentava una minor assunzione di cibi sani a base vegetale, aveva un indice di massa corporea (BMI) più elevato e tendeva ad avere valori di pressione arteriosa e colesterolo più elevati, oltre a fare minor attività fisica e ad avere più facilmente familiarità per diabete.

Ciò che più conta, tuttavia, è che i punteggi del profilo dei metaboliti sia per la dieta a base vegetale complessiva che per la dieta a base vegetale sana erano inversamente associati alla comparsa di diabete di tipo 2 nella popolazione sana, a prescindere dal BMI e da altri fattori di rischio. Non si è vista questa associazione in caso di dieta vegetale ma con prevalenza di assunzione di alimenti poco salutari.

Il lavoro è estremamente interessante per due motivi: il primo per il grande approfondimento sulla metabolomica (studio dei metaboliti), il secondo per il fatto di avere suddiviso la dieta “plant based” in due gruppi: una dieta plant-based fatta con alimenti “sani” e poco processati (cereali integrali, frutta, verdura, legumi, frutta secca in guscio) e dieta plant-based “meno sana”, ricca cioè di alimenti vegetali raffinati o in qualche modo trattati (succhi di frutta, cereali raffinati, patatine fritte, bevande zuccherate e dolciumi).

Troppo spesso, a volte anche per moda si è portati a generalizzare sull’impatto sulla salute delle diete basate sui vegetali, mentre l’effetto protettivo sulla salute, in questa ricerca investigato soprattutto nei confronti del diabete di tipo 2, è esercitato dalla cosiddetta healthy plant-based diet, fatta cioè con alimenti vegetali sì, ma poco processati. Ulteriori approfondimenti sullo studio dei metaboliti può fornire nuovi elementi di conoscenza sui benefici di una dieta a base vegetale.

Commento del dr. Andrea Ghiselli, membro del Board Scientifico della Fondazione Danone.

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