L’alimentazione a base vegetale per la salute dell’uomo e dell’ambiente, purché sia sana

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Si sa. E lo dice anche il modello alimentare mediterraneo. Quando si prediligono alimenti di origine vegetale, senza peraltro ostracizzare alcun cibo ma limitando il consumo di carni e altri alimenti di origine animale, tendono a migliorare il profilo metabolico del soggetto, il controllo del peso, il rischio cardiovascolare. Ma occorre indagare quale davvero possa essere l’impatto sull’ambiente di questi modelli alimentari.

Perché non tutte le diete “plant based” presentano le stesse caratteristiche positive in questa chiave: ci sono modelli che sicuramente impattano positivamente sull’ambiente ma altri che possono risultare meno salutari, magari perché ricchi di alimenti come cereali raffinati e bevande molto zuccherate che richiedono una quota maggior di terreni coltivati ​​e fertilizzanti. A rilevare questa situazione, con un’analisi davvero originale, è una  ricerca condotta dagli esperti della Harvard T.H. Chan School of Health e del Brigham and Women’s Hospital di Boston.

Non tutte le diete sono uguali per l’ambiente

L’analisi degli esperti, pubblicata su Lancet Planetary Health, mostra innanzitutto che il consumo di carni rosse e soprattutto trasformate presenta il più elevato “conto” in termini ambientali, visto che dà luogo alla quota maggiore di emissioni di gas serra ed inoltre richiede un maggior apporto idrico e di fertilizzanti. Ma attenzione: i risultati dello studio mostrano che le diete a base vegetale non vanno considerate tutte allo stesso modo. E che possono avere diversi impatti sulla salute e sull’ambiente.

Per comprendere meglio la situazione, partiamo dalla salute delle persone: se è vero che le diete a base vegetale ricche di cereali integrali, frutta, verdura, noci, legumi, oli vegetali e tè/caffè sono associate a un ridotto rischio di malattie croniche, i modelli alimentari a base vegetale ma ricchi di bevande molto zuccherate, cereali raffinati, patate e dolci/dessert sono invece associati ad un aumentato rischio di patologie di questo tipo. Ma stiamo parlando della salute del singolo: sono state condotte poche ricerche per determinare gli impatti ambientali di questi modelli. Gli studiosi americani hanno preso in esame le informazioni derivanti dal Nurses’ Health Study II su più di 65.000 persone, valutando i loro introiti alimentari e le associazioni delle loro diete con i risultati sulla salute cardiovascolari e con gli impatti ambientali.

Per differenziare i modelli dietetici a base vegetale, i ricercatori hanno caratterizzato le diete dei partecipanti utilizzando vari indici dietetici, inclusi gli indici di dieta a base vegetale salubre e poco sana. Punteggi più alti sull’indice di dieta definita “non sana” a base vegetale indicavano un consumo maggiore di cereali raffinati, bevande zuccherate, succhi di frutta, patate e dolci/dessert; mentre i punteggi più alti nell’indice di dieta sana a base vegetale indicavano un consumo maggiore di verdura, frutta, cereali integrali, noci, legumi, oli vegetali e tè/caffè. Si è visto che chi consumava diete sane a base vegetale presentava un rischio di malattia inferiore, ma anche l’emissione inferiore di gas a effetto serra e un ridotto uso di terreni coltivati, acqua di irrigazione e fertilizzanti azotati rispetto alle diete più ricche di cibi poco salutari.

Insomma: non tutte le diete “plant based” sono uguali anche se le diete più ricche di alimenti di origine animale, in particolare carne rossa e trasformata tendono sempre e comunque ad avere maggiori impatti ambientali negativi rispetto alle diete a base vegetale.

 

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