La cronobiologia del microbiota impatta sul rischio di obesità e diabete?

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Che il microbiota giochi un ruolo nel controllo del peso e del metabolismo corporeo è ormai dimostrato. Ma ora una ricerca condotta dagli esperti dell’Università di San Diego pubblicata su Cell Reports aggiunge un curioso tassello nel mosaico delle conoscenze sul tema. Pare infatti anche che esistano evoluzioni nelle popolazioni batteriche dell’intestino, ed in particolare dell’ileo, tali da far pensare ad una sorta di “mutamento” nella composizione del microbiota, in correlazione con i pasti.

L’ileo rappresenta la parte finale dell’intestino tenue, prima del cieco, con cui inizia l’intestino crasso. Nell’ileo, i nutrienti vengono estratti dal cibo liquefatto; nel cieco, che segna anche l’inizio del colon, inizia il processo di estrazione dell’acqua. Proprio il microbiota ileale, con le sue variazioni circadiane, potrebbe diventare una sorta di “filtro” variabile che potrebbe quindi influire sulla genesi di un eventuale sovrappeso che sul diabete di tipo 2. Ovviamente, il tipo di alimentazione rimane il fattore chiave per la definizione delle caratteristiche generali del microbiota. Ma anche altri elementi, come appunto la cronobiologia, potrebbero giocare un ruolo in questo senso.

Cosa dice la ricerca

Nello studio sperimentale si è visto che i cambiamenti ciclici nel microbiota intestinale hanno un significato importante per la salute in quanto “regolatori” dell’orologio circadiano e, con ciò, la regolazione e il controllo di glucosio, colesterolo e acidi grassi. In questo modo, il microbiota diventa una sorta di regolatore del benessere metabolico dell’organismo. La ricerca, in particolare, ha preso in esame come l’obesità indotta dalla dieta e l’alimentazione a tempo limitato possano agire modificando sia la composizione del microbioma ileale sia del trascrittoma batterico, ovvero la parte codificante le proteine ​​del genoma di un organismo.

Lo studio in pratica mostra sperimentalmente l’influenza della dieta e dei modelli di alimentazione a tempo limitato, come ad esempio la proposta di lunghi periodi di digiuno ogni giorno, nel mantenimento di un microbioma intestinale sano, che a sua volta modula i ritmi circadiani che governano la salute metabolica. In pratica il microbiota rappresenta una sorta di “orologio” che si adatta alle abitudini dell’organismo che lo ospita. In futuro, grazie ad evidenze come questa, sarà possibile definire percorsi mirati non solo per favorire l’introito degli alimenti e l’assunzione dei farmaci in specifici momenti della giornata ma anche comprendere meglio come la popolazione che vive nel nostro apparato digerente aiuti l’intestino ed il metabolismo a lavorare al meglio.

Le osservazioni scientifiche

Che il microbiota sia un fattore chiave nella genesi di dismetabolismi, diabete e sovrappeso è peraltro dimostrato da diversi elementi. Basti pensare a quanto riportano i risultati dello Predict-1 pubblicato su Nature Medicine: la ricerca mostra come l’assunzione regolare di alimenti di origine vegetale tenda a “costruire” una popolazione microbica protettiva nei confronti dei problemi del metabolismo, mentre l’assunzione prevalente di cibi trasformati avrebbe l’effetto opposto.

Chi ha una popolazione batterica in cui prevalgono ceppi del genere Prevotella tenderebbe ad avere un miglior controllo dei valori della glicemia postprandiale, a differenza di quanto avviene con ceppi batterici che hanno un’azione diametralmente opposta, la cui prevalenza potrebbe quindi facilitare l’insorgenza di diabete. In termini di protezione dal sovrappeso, poi, uno studio apparso su Gut pone anche l’attenzione su un particolare batterio, Akkermansia muciniphila. Nei soggetti sovrappeso ed obesi sottoposti a restrizione calorica la presenza significativa di questo “abitante” del microbiota si associa con migliori esiti clinici ed uno stato metabolico migliore. Insomma: il tema è “caldo”. E la ricerca va avanti.

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