Dormi poco e/o male: se dipendesse dal microbiota?

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Una ricerca inglese porta avanti un’ipotesi affascinante ed al contempo di grande interesse pratico, arrivando ad ipotizzare un ruolo del microbiota nel determinare le tendenze al riposo, influendo su quantità e qualità del sonno.

Gli esperti lo chiamano cronotipo. È il ritmo che organizza, caso per caso, i tempi del sonno. Non solo porta a determinare quando ci addormentiamo, ovvero se siamo allodole o gufi, ma anche comporta l’adattamento alle condizioni esterne, ad esempio le variazioni di abitudini tra le giornate di lavoro (magari a turni) e i giorni di vacanza.

Ora una ricerca inglese porta avanti un’ipotesi affascinante ed al contempo di grande interesse pratico, arrivando ad ipotizzare un ruolo del microbiota nel determinare queste tendenze al riposo, influendo su quantità e qualità del sonno. la ricerca è stata coordinata da Wendy Hall del King’s college di Londra ed è apparsa su European Journal of Nutrition.

Il ruolo dei batteri dell’apparato digerente

A volte i ritmi del sonno variano tra le giornate lavorative e il weekend. Quando si deve andare al lavoro, ad esempio, a volte ci si sveglia prima rispetto a quanto avviene nel fine settimana. Allo stesso modo, chi lavora come turnista adatta i ritmi del riposo alle necessità professionali, con evidenti impatti sia sulle abitudini alimentari sia sulla composizione del microbiota.

Lo studio dimostra che anche piccole differenze nei tempi dedicati al riposo nei diversi giorni della settimana potrebbero essere collegate a modificazione nelle popolazioni batteriche presenti nell’intestino. E, stando a quanto dicono gli esperti, si ipotizza che questo non dipenda solo da diverse abitudini alimentari ma anche da vere e proprie caratteristiche del microbiota. Per giungere a questa conclusione sono stati valutati più di 900 soggetti reclutati nello studio clinico ZOE PREDICT, con analisi di campioni di sangue, feci e microbioma intestinale, oltre a indagini sui valori di glicemia in chi presentava particolari alterazioni del sonno (si sa che questo parametro può essere correlato a diabete o comunque ad alterazioni del metabolismo). I soggetti studiati erano comunque normopeso e sani: la maggior parte di loro riposava regolarmente più di sette ore a notte durante la settimana.

I ricercatori hanno scoperto che solo una differenza di 90 minuti nella tempistica del punto medio del sonno – il punto a metà strada tra l’ora del sonno e l’ora della sveglia – è associata a differenze nella composizione del microbiota intestinale. Questa condizione è risultata associata ad una qualità inferiore della dieta, con ridotta assunzione di vegetali e frutti a guscio oltre che con un maggior uso di bevande zuccherate. Tutti questi fattori possono influire sul microbiota.

Peraltro si è visto che in chi presentava queste caratteristiche di “jet lag” sociale, con ritmi del sonno alterati dalle abitudini o dalle necessità lavorative, sono risultati presenti tre delle specie di microbiota che più facilmente risultano associate a situazioni “sfavorevoli” per il benessere. Questi batteri, maggiormente presenti nella composizione del microbiota di soggetti con abitudini del sonno “variabili”, si associano in genere ad un’alimentazione meno sana, e risultano potenziali indicatori di obesità e di ridotta salute metabolica. Inoltre più facilmente si associano a livelli più elevati di parametri infiammatori nel sangue. Insomma. ci sarebbe le basi per ragionare, con ulteriori studi, sul ruolo del microbiota nelle variazioni dei ritmi del sonno.

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