Così lo stress influisce sulla richiesta di cibo

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È colpa dello stress. Quante volte quando una persona tende a prendere peso ci si trincera spesso dietro ad una realtà di questo tipo, attribuendo alla tensione emotiva il bisogno di assumere alimenti e quindi di esagerare con l’introito calorico. Ma ora una ricerca descritta su Plos One, condotta dai ricercatori dell’Università John’s Hopkins, riesce a fare esattamente luce su quanto accade nel cervello in termine di neurofisiologia, controllando con la risonanza magnetica funzionale l’attività cerebrale in specifiche aree che entrano in gioco nei meccanismi di ricompensa nell’essere umano.

L’insostenibile peso dello stress

Gli esperti americani, coordinati da Susan Carnell, hanno condotto una serie di analisi estremamente specifiche su una serie di soggetti (16 donne e 13 uomini), che presentavano obesità o erano estremamente magri. Tutti sono stati sottoposti a Risonanza Magnetica funzionale due volte, sia dopo uno stress sociale sia in seguito ad una reazione di tensione emotiva del tutto fisiologica.

Nel corso dell’esame si sono condotti test di reattività delle parole alimentari durante entrambe le scansioni. L’indagine puntava ad osservare come il cervello delle persone reagiva alle parole del cibo, come le voci di menu su una lavagna. Per massimizzare la risposta appetitiva nel cervello, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di immaginare l’aspetto, l’odore e il sapore di ogni alimento e come ci si sentirebbe a mangiarlo in quel momento. È stato anche chiesto loro quanto desideravano ciascun alimento e se sentivano che non avrebbero dovuto mangiare quel cibo, per vedere come si avvicinavano al processo decisionale relativo a ciascun alimento.

Risultato: adulti obesi e magri tendono ad avere risposte cerebrali diverse. In particolare chi eccede di molto con il peso rivela una minore attivazione delle regioni di controllo cognitivo alle parole del cibo, in particolare ai cibi ipercalorici. Ma non basta. Lo stress influirebbe sulle risposte del cervello al cibo. Ad esempio, gli individui obesi hanno mostrato una maggiore attivazione della corteccia orbitofrontale, una regione di ricompensa del cervello, dopo lo stress test.

D’altro canto, gli individui magri che hanno riportato uno stress più elevato dopo il test hanno mostrato una minore attivazione della corteccia prefrontale dorsolaterale, un’area cerebrale chiave per il controllo cognitivo.

Questo studio chiarisce alcuni meccanismi coinvolti nel comportamento alimentare. Certamente la diminuzione dell’autocontrollo nei soggetti in eccedenza ponderale può essere uno dei meccanismi, non certamente il solo, in una patologia multifattoriale come l’obesità. I risultati ci indirizzano ancora di più verso la strada degli interventi di potenziamento dell’autocontrollo (anche tramite mindfulness) come strategia terapeutica per il paziente obeso, ma, soprattutto, come prevenzione nel soggetto in eccedenza ponderale!

 

Commento del dr. Andrea Ghiselli, membro del Board Scientifico della Fondazione Danone.

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