Così il microbiota ci aiuta a regolare la pressione arteriosa

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Sotto la lente d’ingrandimento degli esperti i cibi ad azione prebiotica che contengono flavonoidi e che vengono “trattati” proprio dai batteri intestinali. Modulando il microbiota contribuiscono a contrastare l’ipertensione.

Gli studi sul microbiota, tra gli argomenti maggiormente indagati nelle ricerche sulla salute umana, presentano a volte dei risvolti che permettono di trarre semplici conclusioni in grado di aiutare in termini di benessere del singolo e della popolazione. Si scopre infatti che anche i valori della pressione arteriosa e soprattutto i rischi legati all’ipertensione, vero e proprio “killer silenzioso” per il cuore, possono in qualche modo essere modulati grazie all’azione del microbiota. A sottolinearlo, individuando un possibile ruolo dei batteri del tubo digerente nel meccanismo protettivo, è una ricerca che mostra come l’effetto positivo sui valori pressori associato all’introduzione di alimenti particolarmente ricchi in flavonoidi, come frutti di bosco, mele e pere, possa essere collegato anche alla composizione del microbiota stesso. La ricerca, di grande interesse scientifico, è apparsa sulla rivista Hypertension.

Dal microbiota alla pressione

Il ruolo del microbiota viene perfettamente sintetizzato dal coordinatore dello studio, Aedín Cassidy, docente all’Institute for Global Food Security presso la Queen’s University di Belfast. Secondo l’esperto, infatti, il ruolo del microbiota sarebbe fondamentale nel processo di metabolizzazione dei flavonoidi introdotti con i cibi e quindi avrebbe un ruolo nel favorire la protezione cardiovascolare legata anche e soprattutto al calo dei valori pressori.

L’indagine ha associato il consumo di cibi ricchi di flavonoidi con la pressione sanguigna e la varietà del microbiota intestinale, come possibile elemento causale del calo dei valori pressori osservati in chi consumava alimenti contenenti questi componenti. Sono stati valutati circa 900 adulti presenti in una banca dati tedesca (PopGen) di ambo i sessi ed età compresa tra i 25 e gli 82 anni. Sono stati controllati tra l’altro il consumo di alimenti, il microbiota intestinale con esami delle feci miranti a valutare il Dna batterico e i valori pressori. Il tutto, ovviamente, in rapporto all’assunzione quotidiana di flavonoidi. In chi consumava regolarmente flavonoidi alimentari si è visto che i valori di pressione massima (ovvero sistolica) erano mediamente più bassi e che il microbiota risultava più vario rispetto a chi invece assumeva più facilmente cibi senza flavonoidi.

Più specificamente, per parlare del valore dei frutti di bosco, il consumo quotidiano di almeno 130 grammi di frutti di bosco si associa ad un calo medio della pressione: secondo gli esperti questa tendenza appare anche legata al microbiota e alla sua composizione. Non è la prima volta che i flavonoidi balzano all’attenzione dei ricercatori: questi componenti, presenti in frutta, verdura, cioccolato e simili, possono essere d’aiuto per il benessere ma vanno metabolizzati grazie all’azione del microbiota. La ricerca propone un’interessante chiave di lettura in questo senso: un microbiota vario appare importante per poter “utilizzare” al meglio questi componenti naturali che ci aiutano nella salute cardiovascolare.

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