La “memoria” ci porta a cercare il cibo

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Siamo frutto delle nostre esperienze. E questo vale per noi intesi come singoli individui, ma anche per noi intesi come specie umana. Interessante analisi apparsa su Nature spiega in chiave evoluzionistica il nostro rapporto con l’alimentazione.

Siamo frutto delle nostre esperienze.
E questo vale per noi intesi come singoli individui, ma anche per noi intesi come specie umana.
L’uomo così come lo conosciamo oggi é frutto delle sfide a cui siamo stati sottoposti. Da un articolo di Rachelle de Vries sulla memoria spaziale, pubblicato su Nature, risulta che durante l’evoluzione, infatti, le interazioni con l’ambiente esterno vanno a privilegiare le caratteristiche piú efficaci.

Privilegiare in che senso?

In qualche modo, ogni specie attualmente esistente, animale o vegetale che sia, é stata costantemente sottoposta a sfide: le caratteristiche che meglio hanno saputo rispondere a tali sfide sono state tramandate di generazione in generazione.

Perché?

Molto semplicemente perché secondo la legge del piú forte, gli esemplari con le caratteristiche piú efficaci hanno più possibilità di sopravvivere e procreare, trasmettendole alla prole. Ora, tra le sfide maggiori a cui ogni specie viene sottoposta, spicca l’approvvigionamento delle fonti alimentari. La specie umana non ha sempre avuto supermercati aperti 24 h su 24 con scaffali così ampi da creare il cosiddetto “imbarazzo della scelta”! Per un popolo di cacciatori e raccoglitori, per esempio, avere a disposizione fonti di energia era una costante sfida. Un recente studio pubblicato da Rachelle de Vries e colleghi ha dimostrato come persino la nostra memoria spaziale si sia sviluppata nell’ottica di garantirci sufficiente apporto energetico.

Come é stato testato?

I ricercatori hanno creato in una stanza una sorta di “labirinto alimentare”. In corrispondenza di diversi pilastri sono stati posti “stimoli alimentari” provenienti da 8 prodotti diversi, di cui 4 a alto contenuto calorico e 4 a basso contenuto calorico. I partecipanti allo studio avevano il compito di gironzolare per la stanza (direzionati da frecce) ed entrare in contatto con i diversi stimoli (veri e propri prodotti chiusi in un contenitore o semplicemente odori di diversi alimenti), per poi ricordare la posizione di ciascuno di essi. Una sorta di gioco della memoria, per l’appunto. Ma, a quanto pare, persino la nostra memoria sarebbe frutto dell’evoluzione.

Ecco perché, dunque, i partecipanti allo studio ricordavano con maggiore precisione la posizione di alimenti ad alto contenuto calorico. La nostra memoria, secondo lo studio, si sarebbe sviluppata per favorire il “ritrovamento” di fonti alimentari in grado di fornire piú energia. Per dirla con un esempio, per un popolo di raccoglitori risultava molto più vantaggioso ricordare dove crescono le patate, da cui trarre facilmente una buona dose di energia, rispetto ad una pianta di mirtilli (per quanto buoni e ricchi di antiossidanti, forniscono meno energia delle patate!).

Nella società attuale, questo tipo di memoria spaziale probabilmente non costituisce piú un vantaggio evolutivo, ma questo studio mette in luce come la mente umana possa ancora presentare sistemi cognitivi evolutisi in tempi molto diversi da quelli odierni.

Peraltro, i ricercatori mostrano anche come risultati simili si ottenessero persino utilizzando come stimoli gli odori dei diversi alimenti, anziché gli alimenti stessi. Anche con questa modalitá, il ritrovamento delle fonti a piú alto contenuto energetico risultava avvantaggiato. Una sorta di rivincita per l’olfatto, quindi, spesso considerato un senso meno sviluppato nell’uomo rispetto ad altre specie.

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