L’uomo delle Caverne ai giorni nostri
Sei chili di frutta fresca, frutta secca e verdura al giorno, corrispondenti a grandi quantità di fibre, un terzo della giornata a tavola. Pare impossibile, eppure queste erano le basi dell’alimentazione all’epoca del Miocene: i nostri progenitori, infatti, seguivano uno stretto regime vegetariano.
Secondo una ricerca apparsa sulla rivista scientifica “Epidemiology” e condotta da studiosi dell’Università di Toronto e dell’Ospedale Saint Michael della stessa città, ritornare al regime alimentare dei i nostri antenati, nel tempo potrebbe aiutarci a mantenerci in forma e a ridurre il colesterolo LDL, quello che si accumula nei vasi sanguigni.
Ma vediamo punto per punto questa affascinate teoria antropologica. A fare la differenza tra la nostra alimentazione e quella di cinque-sei milioni di anni fa sarebbe soprattutto il consumo di grassi e proteine, praticamente assente nel Miocene, ma poi resosi fondamentale con l’inizio della caccia.
L’improvvisa disponibilità di alimenti ricchi di grassi e proteine animali avrebbe dato una prima “sterzata” all’evoluzione del metabolismo, anche se allora la quantità di calorie introdotte era sicuramente inferiore a quella di oggi, senza considerare la necessità di “tenersi” in forma per sfuggire ai tanti nemici.
Oggi, grazie al progresso tecnologico, l’attività fisica è molto più ridotta rispetto a quell’epoca, e questo vale anche per chi si reca regolarmente in palestra.
Non abbiamo bisogno di correre per sfuggire agli animali feroci, non dobbiamo cacciare, viviamo in ambienti riscaldati e quindi il consumo di calorie si riduce notevolmente, a fronte di un incremento nell’introito calorico.
In base a questo approccio culturale, l’uomo vivrebbe una sorta di “accelerazione” improvvisa nell’evoluzione della specie, che porterebbe a veri e propri “sbalzi” per l’organismo potenzialmente assorbibili solo in alcuni millenni.
L’attuale incremento dei tassi di obesità nelle popolazioni dei Paesi industrializzati si potrebbe quindi spiegare anche con una sorta di “problema” evolutivo della specie.
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