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Il glutine nei soggetti a rischio celiachia

Quando introdurre il glutine nella dieta di lattanti con alte probabilità di sviluppare celiachia

Il glutine nei soggetti a rischio celiachia

LA CELIACHIA: COSA È?

È un disordine sistemico, immuno-mediato, scatenato dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. È una delle patologie più comuni: ha una prevalenza, infatti, dell’1% circa a livello mondiale; nei parenti di primo grado di soggetti celiaci la prevalenza può arrivare al 10-15%.

IN CASO DI BAMBINI A RISCHIO, COME COMPORTARSI?

La grande diffusione della celiachia e, soprattutto, la sua forte predisposizione genetica, hanno stimolato la ricerca riguardo il corretto timing di introduzione al glutine, in particolar modo in soggetti “più a rischio”, ossia con familiarità per celiachia oppure con una specifica predisposizione individuale.

Parere della Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (ESPGHAN)

Ad oggi, le direttive dell’ESPGHAN hanno ritenuto prudente iniziare l’introduzione di “complementary foods”, con la conseguente esposizione al glutine, in una finestra di tempo ben precisa, ossia tra la 17^ e la 26^ settimana di vita; è stato inoltre dato valore alla pratica di introdurre piccole quantità di glutine mentre la mamma sta allattando al seno, proprio per la prevenzione della malattia celiaca.

Tuttavia, il timing ottimale non è stato ancora completamente chiarito.

UN’INTRODUZIONE “CONTROLLATA” PUÒ PROTEGGERE DAL RISCHIO?

La domanda che ci si pone è se in un soggetto a rischio, un’introduzione “controllata”, ossia più precoce o, al contrario, più tardiva, possa essere protettiva. A tal proposito, due recentissimi articoli (Ottobre 2014) pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine hanno cercato di analizzare, in soggetti geneticamente predisposti, l’associazione tra epoca di introduzione del glutine e rischio di sviluppare la malattia.

È stato dimostrato che la precoce introduzione (a 16 settimane di vita) di piccole quantità di glutine non riduce il rischio di sviluppare malattia celiaca all’età di 3 anni in soggetti a rischio e che l’epoca di introduzione del glutine sembra avere un ruolo di minore importanza rispetto alla predisposizione genetica individuale. Tuttavia ritardare l’introduzione del glutine (a 12 mesi invece che 6) nei soggetti ad elevato rischio potrebbe ritardare l’esordio della malattia, con ipotetici vantaggi per la salute del bambino.

L’epoca di introduzione del glutine sembra avere, quindi, un ruolo di minore importanza rispetto alla predisposizione genetica individuale. Rispetto a questo tema il ruolo del latte materno è controverso: innumerevoli sono i benefici di questo alimento, ma non è stato riscontrato un chiaro effetto protettivo nei confronti della celiachia.

In definitiva, non vi è una completa chiarezza riguardo al timing di introduzione del glutine e celiachia; serviranno ulteriori studi per stabilire il momento corretto per introdurlo nella dieta di bambini geneticamente predisposti.

Board
Fondazione Istituto Danone

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