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Bambini e adolescenti: il gusto per il sale può essere modificato

Mangiare bene già dai primi mesi di vita è fondamentale per formare il gusto per il cibo che ci accompagna nella vita adulta e la scelta di cibi poco salati aiuta a prevenire molti problemi di salute, prima tra tutti l’ipertensione.

 

Bambini e adolescenti: il gusto per il sale può essere modificato

Genetica, biologia e buone abitudini1

La scienza ha dimostrato che i bambini hanno una naturale preferenza per il gusto dolce e salato e sono poco attratti dall’amaro. “Per questa ragione i bambini sono più vulnerabili ai rischi della dieta occidentale, molto ricca di zuccheri e di sale, e a tutte le conseguenze sulla salute inclusa l’obesità” spiega Julie Mennella del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia in un articolo dedicato all’argomento e pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition. Questo però non significa che tutti i bimbi sono destinati a diventare adulti obesi o malati a causa delle loro preferenze alimentari dettate dalla genetica e dalla biologia: le esperienze sensoriali delle prime fasi della vita possono modificare e cambiare forma alle preferenze alimentari. Come ricordano gli esperti, i primi anni di vita sono i più importanti per la formazione del gusto e la determinazione delle scelte a tavola anche più in là negli anni. Per esempio un nuovo cibo ha maggiori probabilità di essere accettato da un bimbo di età compresa tra 2 e 3 anni che non da uno più grande. Come aiutare quindi i piccoli a orientarsi verso scelte salutari a tavola? “Dal punto di vista biologico è praticamente impossibile pensare di spingere un bambino a preferire il gusto del broccolo a quello di una caramella, ma la mamma può fare comunque molto cominciando sin dalla gravidanza a seguire un’alimentazione povera di sale e molto varia” spiega Mennella. Il gusto per il sale infatti viene pesantemente influenzato dalle esperienze prenatali oltre che da quelle che il piccolo sperimenta nei primissimi mesi di vita, soprattutto con il latte materno che cambia sapore a seconda di ciò che la mamma mette nel piatto.

I cibi salati che piacciono ai più piccoli1,2

La principale fonte di sodio per gli adulti non è il sale che si aggiunge agli alimenti quando si cucina e si mangia a casa, ma piuttosto quello contenuto nei cibi pronti o nei piatti consumati in bar e ristoranti. In un certo senso quindi per gli adulti può essere difficile controllare la quantità di sodio assunta, ma con consapevolezza e giuste scelte l’obiettivo di ridurre il sale può essere raggiunto. Il discorso cambia per i bambini, soprattutto per quelli più piccoli che non scelgono in prima persona cosa mangiare. Da dove arriva il sale che i bambini consumano quotidianamente? Uno studio pubblicato nel 2015 sull’American Journal of Clinical Nutrition fa il punto della situazione stilando la classifica delle principali fonti alimentari di sodio nei bambini fino ai due anni di età. Lo studio prende in considerazione solo bambini statunitensi e mostra che ci sono differenze nel consumo di sale anche in base all’età, alla razza, ma in generale i risultati sono in linea con quelli di studi precedenti soprattutto su un punto: anche i bambini molto piccoli consumano troppo sale rispetto alle raccomandazioni. In particolare, fino ai sei mesi di età la fonte principale è rappresentata dal latte materno o da quello artificiale e da qui deriva l’importanza di una dieta sana e varia della mamma e di leggere bene le etichette quando si acquista un latte artificiale. Dopo i 6 mesi di età entrano invece in gioco gli alimenti per bambini acquistati e non preparati in casa e quelli dei ristoranti. Attenzione quindi a cosa si acquista e a cosa si ordina.

Meno sale più salute sin da giovani3,4

Un consumo eccessivo di sale è direttamente associato a un aumento della pressione sanguigna, che a sua volta rappresenta un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, e oggi è un dato di fatto che l’ipertensione è presente anche nei bambini, seppur in misura minore che negli adulti. E in realtà non c’è da stupirsi più di tanto: i bambini, come gli adulti, consumano troppo sale, e il consumo medio di sodio nei piccoli statunitensi aumenta di 9 volte nei bambini da 1 a 2 anni di età rispetto a quelli di età inferiore ai 6 mesi, mentre l’aumento medio delle calorie è di sole 2 volte. Questi dati devono far riflettere soprattutto alla luce delle numerose evidenze scientifiche che dimostrano come un bambino iperteso ha molte probabilità di portare con sé l’ipertensione per tutto il resto della vita. Agire sull’alimentazione sin dai primi anni di vita è fondamentale ed è un approccio efficace per prevenire anche altri disturbi della salute come la sindrome metabolica. Lo ha recentemente dimostrato uno studio pubblicato sul Journal of Pediatrics nel quale si sottolinea che i bambini e gli adolescenti che seguono con maggiore diligenza la dieta DASH – un regime alimentare pensato per ridurre l’ipertensione – vanno incontro con minore probabilità alla sindrome metabolica e alle sue componenti (ipertensione, girovita troppo abbondante, elevata glicemia a digiuno, ecc…).

Board
Fondazione Istituto Danone

 

Fonti:
1. Mennella JA. Am J Clin Nutr. 2014 Mar;99(3):704S-11S.
2. Maalouf J, et al. Am J Clin Nutr. 2015 May;101(5):1021-8.
3. WHO. Guideline: Sodium Intake for Adults and Children.
    Geneva, World Health Organization (WHO), 2012.
4. Asghari G, et al. J Pediatr. 2016 Jul;174:178-184.e1.

 

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