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Pubblicata la prima Consensus italiana sulla vitamina D in età pediatrica

In breve

Raccomandazioni mirate per prevenire la carenza di vitamina D in età pediatrica, dati per individuare i soggetti a rischio e tutte le novità scientifiche sulle azioni della vitamina D che vanno ben oltre il sistema scheletrico. Il documento presentato a dicembre 2015, primo nel suo genere in Italia, è il risultato di un’iniziativa promossa dalla Società Italiana di Pediatria e dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, in collaborazione con la Federazione Medici Pediatri.

Pubblicata la prima Consensus italiana sulla vitamina D in età pediatrica

La vitamina “del sole” è scarsa nei bambini italiani

Circa un bambino su due in Italia è affetto da quella che gli esperti chiamano “ipovitaminosi D”, ovvero presenta nel sangue livelli troppo bassi di 25(OH)D, la molecola derivata dalla vitamina D che viene normalmente utilizzata per dosare la vitamina e la cui concentrazione dovrebbe essere uguale o superiore a 30 ng/ml. Entrando più nel dettaglio dei dati sulla prevalenza di queste carenze, si osserva che i neonati e gli adolescenti sono i gruppi più a rischio: l’insufficienza (livelli tra 20 e 29 ng/ml) o il deficit (livelli <20 ng/ml) di vitamina D riguardano infatti il 70% degli adolescenti.

Eppure per bambini e ragazzi che vivono in Italia – il paese del sole – non dovrebbe essere particolarmente difficile riuscire a raggiungere le concentrazioni raccomandate di questo prezioso micronutriente. A differenza della maggior parte delle vitamine, la vitamina D non arriva infatti all’organismo dal cibo che si porta in tavola, ma è sintetizzata nella forma di vitamina D3 a livello cutaneo in seguito all’esposizione alla luce solare e in particolare ai raggi UVB. Circa il 90% della vitamina D deriva proprio dall’esposizione al sole, mentre dalla dieta arriva il restante 10%, contenuto in alimenti come salmone, sardine, olio di pesce oppure in alimenti appositamente arricchiti. I vegetali contengono la vitamina D nella forma D2.

La carenza che si osserva in età pediatrica dipende quindi in buona parte da cattivi stili di vita e da una troppo scarsa abitudine a giocare e fare sport all’aperto, ma ci sono anche altri fattori di rischio come la pelle scura (che blocca i raggi UVB) o l’obesità (il grasso “sequestra” la vitamina D). Per quanto riguarda i più piccoli il problema è diverso ed è legato al fatto che il latte materno o quello artificiale, per quanto ottimi per lo sviluppo del neonato, non riescono a coprire completamente il fabbisogno di vitamina D.

Attenti alle ossa… ed a molto altro ancora

Come si legge nelle pagine del documento appena pubblicato, la vitamina D svolge un ruolo di primo piano nel metabolismo di fosforo e calcio e nella regolazione dei processi che portano alla formazione delle ossa. Per i bambini nei primi anni di vita è fondamentale cercare di prevenire le carenze di questo micronutriente, poiché se i livelli di vitamina D sono troppo bassi si può anche incorrere nel rischio di rachitismo carenziale, una malattia nella quale il tessuto osseo neoformato non si mineralizza a sufficienza e porta a conseguenze gravi per lo sviluppo. Nei bambini più piccoli che hanno iniziato a camminare si osservano deformità agli arti inferiori, mentre negli adolescenti sono più comuni dolori muscolari alle gambe o difficoltà a salire le scale. E non bisogna poi dimenticare che la vitamina D è coinvolta attivamente nella formazione della massa ossea e nel raggiungimento di quello che viene definito il “picco di massa ossea”. Questo picco indica il livello massimo di densità dell’osso, che viene raggiunto attorno 20 anni, ed è fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi in età adulta.

Ma non è tutto. Come spiegano gli autori del documento, la principale novità del testo è rappresentata dalle recenti scoperte scientifiche sulle azioni “extrascheletriche” della vitamina D in età pediatrica. Sembra infatti che la vitamina sia coinvolta anche nella regolazione delle risposte immunitarie: buoni livelli di vitamina D potrebbero proteggere da infezioni sia batteriche che virali, bassi livelli di vitamina D sono risultati associati a diabete di tipo 1, morbo di Chron, artrite reumatoide e altre malattie autoimmuni. Alcuni studi dimostrano poi che bambini con livelli bassi di vitamina D hanno maggior rischio di iperglicemia, ipertensione e sindrome metabolica. Si tratta di risultati ancora in fase iniziale e che necessitano di approfondimenti, ma i dati sono incoraggianti e aprono a nuove prospettive per l’utilizzo della vitamina D.

Le raccomandazioni degli esperti

Dopo l’attenta analisi dei dati disponibili sull’argomento, il gruppo di esperti che ha redatto il documento ha anche presentato una serie di consigli e raccomandazioni per mantenere un adeguato livello di vitamina D nei bambini e nei ragazzi. Queste raccomandazioni, come precisano gli stessi autori, sono basate sulle migliori prove scientifiche disponibili, ma devono poi essere adattate e personalizzate per il singolo paziente anche sulla base dell’esperienza clinica e del contesto.

  • Nel primo anno di vita si raccomanda la supplementazione con vitamina D per tutti i neonati.
  • La supplementazione è raccomandata anche a tutte le donne in gravidanza o che allattano.
  • Da 1 a 18 anni la supplementazione è raccomandata solo nei bambini e ragazzi a rischio: quelli che si espongono poco al sole, quelli con pelle scura, con particolari patologie (insufficienza renale, epatite cronica, obesità).

Inoltre,

  • bisognerebbe incoraggiare i ragazzi a svolgere attività fisica all’aperto soprattutto nella bella stagione e magari a fare colazione con una tazza di latte, un’abitudine italiana sostenuta dagli autori del documento.

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Board
Fondazione Istituto Danone

 

Bibliografia:
SIPPS-SIP. CONSENSUS 2015-Vitamina D in età pediatrica. Pediatria Preventiva & Sociale; Supp al N.3 – ANNO X – 2015 – ISSN 1970-8165

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