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Quando il piccolo è “stanco”

Quando il piccolo è “stanco”

Molti genitori non ammettono che il proprio figlio si definisca stanco. Spesso la svogliatezza, la richiesta di qualche ora di sonno in più o perfino qualche sintomo (il classico mal di pancia, per esempio), soprattutto se associati a una scarsa resa scolastica, vengono interpretati come pretesti per sfuggire alle incombenze quotidiane. Non sempre, però, è così.

E’ stata definita anche per l’età pediatrica una vera e propria sindrome da stanchezza cronica, caratterizzata da facile affaticabilità, disturbi del sonno, calo della memoria e delle capacità di apprendimento, disturbi psicosomatici e addirittura fobia per la scuola.

Alcuni studi hanno dimostrato che queste manifestazioni possono essere dovuti anche a variazioni di alcuni importanti neurotrasmettitori, cioè sostanze che servono al cervello per immagazzinare e scambiare informazioni e non vanno pertanto sottovalutate, tanto più che, a differenza dell’adulto, nel bambino esse tendono a essere molto più sfumate.

Una volta accertato, con l’aiuto del proprio pediatra, che non si tratta di un disagio passeggero o finto ma di una condizione che tende a protrarsi nel tempo, possono essere utili alcuni accorgimenti. Tra questi, oltre a promuovere uno stile di vita con orari regolari dei pasti, prima colazione inclusa, adeguata attività motoria e almeno 8 ore di sonno per notte, è bene proporre un’alimentazione il più possibile variata e ricca in frutta e verdure di stagione, cioé con un buon apporto di fibre, vitamine e sali minerali e un giusto equilibrio tra proteine animali e vegetali. Da non dimenticare alimenti come il pesce, ricco in alcuni grassi fondamentali per le cellule nervose, o lo yogurt, oltre a piatti unici, come la pasta al ragù, la carne con patate e insalata e il minestrone, che, oltre a essere di semplice preparazione, favoriscono il senso di sazietà, sono completi sotto il profilo nutrizionale ed evitano inutili eccessi di calorie.

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