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Celiachia, un nuovo test per scoprirla precocemente

Celiachia, un nuovo test per scoprirla precocemente

La celiachia

La Celiachia è una malattia autoimmune cronica a carico dell’intestino tenue, dovuta a un’intolleranza permanente al glutine. Il glutine è un complesso proteico contenuto in alcuni cereali, come: frumento, orzo, farro, segale e viene assunto attraverso la dieta.

Tale patologia si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti, mentre l’assenza dei geni predisponenti (HLA DQ2/DQ8) preclude la possibilità di manifestare la malattia.

La patologia è molto frequente, colpisce una persona ogni 100/150 circa in Nord America ed Europa.

In Italia l’incidenza stimata è alta: secondo l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) i celiaci italiani potrebbero essere 600.000, ma si giunge a una diagnosi solo in un caso ogni sette persone affette. L’estrema variabilità dei segni e dei sintomi, con cui la malattia celiaca si manifesta spesso rende, infatti, la diagnosi difficile e di conseguenza frequenti i casi di diagnosi tardive. Attualmente sono stati diagnosticati 135.800 casi (rapporto 2011 del Ministero della Salute), con un incremento annuo del 19%.

La Celiachia può colpire qualsiasi fascia d’età, si può manifestare nel bambino come nell’adulto. Nel bambino si presenta più comunemente con i classici sintomi intestinali (diarrea, dolore addominale ecc.) e ritardo della crescita. Nell’adulto si può presentare anche solo con sintomi extra-intestinali (es. anemia).

Da una ricerca italiana, un nuovo test diagnostico

I soggetti affetti da Celiachia, a differenza delle persone sane, producono anticorpi diretti contro una particolare proteina del Rotavirus, chiamata VP7.

La ricerca di questa proteina, identificabile attraverso un semplice esame del sangue, può divenire un efficace strumento di diagnosi precoce per identificare la malattia nelle persone geneticamente predisposte, ben prima che i classici esami oggi disponibili diano esito positivo.

A scoprire questo nuovo test sono stati i ricercatoridell’Istituto Gaslini di Genova e dell’Università di Verona.

Antonio Puccetti, ricercatore del Laboratorio di Immunologia Clinica e Sperimentale dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, in collaborazione con Claudio Lunardi e Giovanna Zanoni dell’Università di Verona, ha pubblicato sulla rivistaImmunologic Research i risultati dello studio che dimostrano come, nei soggetti geneticamente predisposti a sviluppare Celiachia, sia possibile mediante un’analisi del sangue prevedere l’insorgenza della malattia con largo anticipo rispetto ai test diagnostici convenzionali.

La ricerca italiana ha preso il via da un lavoro degli stessi ricercatori, che qualche anno fa hanno dimostrato che l’infezione da Rotavirus può scatenare l’insorgenza della malattia.

Studiando per diversi anni una casistica di oltre 300 bambini geneticamente predisposti a sviluppare Celiachia, i ricercatori hanno visto che circa il 10% dei soggetti analizzati, ha sviluppato la malattia nel corso del monitoraggio e che nel sangue di questi bambini erano presenti anticorpi diretti contro la proteina VP7 del Rotavirus, che comparivano anche 10 anni prima dell’insorgenza della Celiachia.

“Abbiamo scoperto che i soggetti celiaci presentano anticorpi diretti contro un frammento della proteina VP7 del Rotavirus e che questi anticorpi non sono presenti nei soggetti sani – dice Antonio Puccetti. Gli anticorpi diretti contro la proteina VP7 presenti nei soggetti celiaci, riconoscono anche una proteina presente sulla superficie di tutte le cellule intestinali. Gli anticorpi anti-VP7, interagendo con le cellule dell’intestino, possono destabilizzare la barriera intestinale lasciando aperta una via d’ingresso al glutine, contro il quale viene rivolta la risposta infiammatoria che tipicamente si sviluppa da parte del sistema immune dei soggetti celiaci”.

La diagnosi si basa in primo luogo sulla presenza nel sangue di particolari anticorpi diretti contro un enzima chiave del processo patogenetico, chiamato transglutaminasi tissutale, che agisce sui peptidi derivati dalla digestione del glutine, facilitandone l’esposizione al sistema immunitario. La diagnosi deve essere poi confermata con un prelievo bioptico intestinale, eseguito mediante gastroscopia.

Lo studio in questione rappresenta, quindi, un importante passo avanti per una diagnosi precoce di Celiachia e può essere particolarmente utile in caso di malattia con sintomatologia atipica extra-intestinale, o nei casi di Celiachia silente, forme spesso riconosciute tardivamente.

La Celiachia è una patologia subdola, che può portare a danni notevoli soprattutto in un organismo in accrescimento, pertanto una diagnosi precoce è di particolare rilevanza al fine di intraprendere il prima possibile la terapia dietetica.

Aspetti nutrizionali

Oggi l’unica terapia disponibile, per i soggetti affetti da Celiachia, è la totale e permanente esclusione dalla dieta degli alimenti contenenti glutine.

Tale provvedimento, specie se avviato precocemente in età pediatrica, riduce notevolmente il rischio di complicanze tardive, oltre a determinare in tempi rapidi la risoluzione dei sintomi clinici e la completa normalizzazione della mucosa intestinale.

Dall’alimentazione quotidiana, dei pazienti celiaci, devono essere esclusi tutti gli alimenti contenenti frumento (pane, pasta, pizza, torte, ecc.), orzo, farro e segale.

Poiché questi cereali rappresentano un’importante fonte di energia, di proteine e di micronutrienti (ferro, calcio, niacina e tiamina), è importante che vengano opportunamente sostituiti con alternative appropriate. In altre parole con prodotti dieto-terapeutici senza glutine, e con cereali o pseudo-cereali naturalmente privi di glutine come: riso, mais, quinoa, grano saraceno, ecc.

Negli ultimi anni, nella dieta del paziente celiaco, è aumentato l’interesse anche per l’utilizzo dell’avena, grazie alle positive caratteristiche nutrizionali e salutistiche riconosciute a questo cereale.

Più studi scientifici hanno, infatti, sottolineato come – per il paziente celiaco – l’avena rappresenti una buona fonte di fibre solubili, di lipidi (grassi), di proteine e di micronutrienti (vitamine del gruppo B, minerali).

L’utilizzo dell’avena, nella dieta senza glutine, migliora inoltre la palatabilità degli alimenti aumentando di conseguenza l’aderenza alla dieta – spesso non ottimale – e ampliando la varietà dell’alimentazione dei soggetti celiaci.

Fonte studio: Ufficio Stampa Istituto Gaslini, Genova

A cura della prof.ssa Enrica Riva
Direttore Dipartimento Materno-Infantile ospedale S. Paolo
Università degli Studi di Milano

Comitato scientifico
Fondazione Istituto Danone

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