Apri il Menu
Apri il Menu cerca nel sito
Dal 1991 ha come obiettivo la diffusione della cultura dell'alimentazione elegata alla salute

Celiachia, malattia antica: in Italia la prima paziente?

Celiachia, malattia antica: in Italia la prima paziente?

La scoperta

Alcuni studiosi dell’Università Cattolica di Roma hanno  individuato i cosiddetti “geni della celiachia” nelle ossa  dello scheletro di una ragazza rinvenuto negli scavi di Cosa (presso Ansedonia, in Toscana) e risalente al I° secolo a.C.

La scoperta, avvenuta mediante l’analisi del Dna estratto dal  reperto ad opera dei genetisti del Centro di Antropologia Molecolare per gli studi sul Dna antico dell’Università di Tor Vergata, suggerisce che questa malattia abbia un’origine antica e che  faccia parte della storia dell’uomo fin dall’introduzione del grano nella nostra alimentazione.

La ricerca, condotta dal team di Antonio Gasbarrini (direttore della UOC di Medicina Interna e Gastroenterologia del Policlinico A. Gemelli di Roma), è stata pubblicata sulla rivista The World Journal of Gastroenterology.


La celiachia

Colpisce circa un italiano su cento ed è una malattia autoimmune caratterizzata dall’intolleranza al glutine. In sintesi il sistema immunitario dei pazienti reagisce impropriamente alla presenza di questa proteina comunemente presente in molti cereali (tra cui il grano).

La malattia si manifesta nella sua forma più classica con diarrea e segni di malassorbimento, ma lo spettro dei sintomi è molto ampio e può andare ben oltre il coinvolgimento dell’apparato gastrointestinale.

Negli ultimi anni sono state raccolte numerose prove che dimostrano l’esistenza di una predisposizione genetica alla malattia, legata principalmente alla presenza di tre varianti del gene HLA (gene degli antigeni leucocitari umani) di classe II, denominate DQ2.2, DQ2.5 e DQ8. Le analisi condotte nel 2008 dal gruppo del professor Gasbarrini, hanno messo in evidenza come la giovane sia certamente morta in condizioni di deperimento fisico: la bassa statura,  l’osteoporosi, l’ipoplasia  dello smalto dentario e la porosità delle ossa, infatti, ne sono chiari sintomi. “Poiché la ragazza di Cosa apparteneva di certo a una famiglia agiata (come si desume dai gioielli che la ragazza indossava al momento del ritrovamento e dalle caratteristiche della sua tomba) – spiega Gasbarrini, presidente della Fondazione Ricerca in Medicina-Onlus – non è pensabile che tutti questi segni di malnutrizione che il reperto presentava fossero dovuti a condizioni di scarsa disponibilità di cibo.

Grazie alla collaborazione con il Centro di Antropologia Molecolare per gli studi sul Dna antico dell’Università di Tor Vergata, abbiamo potuto ricercare nel suo Dna la presenza delle varianti del gene HLA che predispongono alla celiachia, abbiamo estratto il Dna da un frammento di osso e da un molare e, dopo un’adeguata preparazione dei campioni, abbiamo ricercato la presenza delle varianti DQ8, DQ2.2 e DQ2.5 “L’intuizione dei ricercatori dell’Università Cattolica di Roma si è rivelata corretta: nel Dna della “ragazza di Cosa”, infatti, è risultato essere presente il gene DQ2.5.

La prova genetica offerta da questo studio, insieme a tutti gli altri segni fisici riscontrati sul reperto, avvalorano l’ipotesi che la “ragazza di Cosa” sia la prima celiaca della storia.

 

Conclusioni

“La scoperta – conclude il professor Antonio Gasbarrini – ci dice che l’origine della malattia è antica e che quindi la celiachia era già presente molti secoli fa e anche in un ambiente molto diverso da quello in cui viviamo attualmente.

Questo rafforza l’idea di un ruolo fondamentale della genetica nella genesi di questa malattia e suggerisce che le molecole oggi contenute nel grano scatenanti la malattia si trovavano varietà di grano molto antiche, come quelle consumate all’epoca della ragazza di Cosa”.

Fonte: Università Cattolica Roma

A cura delComitato Scientifico

Fondazione Istituto Danone

Notizie precedenti

torna su