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Aspartame, dolcificante sicuro!

Aspartame, dolcificante sicuro!

Uno dei dolcificanti oggi più utilizzati è l’Aspartame, e per chi lo consuma, arriva un giudizio tranquillizzante.

L’Efsa (European Food Safety Authority) – autorità europea per la sicurezza alimentare –  ha, infatti, rivalutato tutte le conoscenze scientifiche a disposizione, giungendo a un verdetto positivo: l’Aspartame e i suoi prodotti di degradazione, sono sicuri per il consumo umano agli attuali livelli di utilizzo.

L’indagine è stata condotta dalgruppo di esperti scientifici dell’Efsa (gruppo ANS), sugli additivi alimentari e le fonti di nutrienti aggiunti.

Due inviti pubblici a presentare dati e studi, sia pubblicati sia inediti, hanno fornito una grande raccolta d’informazioni scientifiche rendendo, così, possibile un esame esaustivo sull’argomento.

Il gruppo di esperti ha preso in esame tutte le informazioni disponibili e, in seguito a un’analisi dettagliata, ha concluso che l’attuale dose giornaliera ammissibile (DGA) – di 40 milligrammi al giorno per chilo di peso corporeo – è in grado di tutelare la popolazione generale.

Attenzione però, questa DGA non è valida per chi soffre di Fenilchetonuria, una malattia che richiede la stretta osservanza di una dieta a ridotto tenore di Fenilalanina.

A seguito di un approfondito esame delle prove fornite da studi condotti sugli animali e sull’uomo, gli esperti hanno escluso il potenziale rischio collegato all’Aspartame di causare danno ai geni e indurre il cancro. Gli esperti dell’EFSA hanno inoltre concluso che l’Aspartame, non causa danni al cervello.

Per quanto concerne la gravidanza, il gruppo ANS ha sottolineato l’assenza, per il feto in via di sviluppo, di rischi dovuti all’esposizione alla Fenilalanina derivata dall’Aspartame, stante la DGA corrente (sempre fatta eccezione per le donne affette da Fenilchetonuria).

Il parere chiarisce che i prodotti di degradazione dell’Aspartame (Fenilalanina, Metanolo e Acido Aspartico), sono presenti in natura anche in alcuni alimenti normalmente consumati (ad esempio il Metanolo si trova in frutta e verdura), ma il loro contributo all’esposizione complessiva, tramite la dieta, è basso.

 

Fonte: Ufficio stampa Efsa

Comitato scientifico
Fondazione Istituto Danone

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